





Nel Battesimo di Gesù al Giordano, il Padre lo manifesta come suo Figlio amato.
8 GENNAIO – BATTESIMO DI GESU’ – Anno A
Tra i misteri della vita di Cristo il Battesimo riveste un’importanza singolare e per questo la liturgia lo commemora con solennità.
Con questa celebrazione si conclude il tempo del Natale pur meditandosi un momento della vita adulta di Gesù. E se da una parte continuiamo a riflettere sul mistero dell’incarnazione, dall’altra iniziamo a ripensare la vita adulta di Gesù e la sua missione.
Nel Battesimo la voce del Padre manifesta, in una nuova epifania, e riconosce in Gesù il Figlio amato, il Messia inviato ai poveri e, con lo Spirito che si posa su di lui, lo consacra sacerdote, profeta e re.
Un tempo la liturgia celebrava in un unico momento l’adorazione dei Magi, il miracolo di Cana e il Battesimo al Giordano, avendo questi tre eventi, in vario modo, come contenuto la manifestazione di Gesù.
In questa manifestazione che il Padre fa del Figlio, Gesù manifesta la sua solidarietà, iniziata con l’incarnazione, con l’umanità.
Siano così introdotti nel mistero di Gesù: vero uomo, che porta su di sé i peccati del mondo e venuto per salvarci, vero Dio, che ci libera dalla colpa, dandoci lo Spirito e rendendoci figli di Dio, rigenerati nel lavacro e « interiormente rinnovati a sua immagine ». Dono dello Spirito Santo e figliolanza divina: sono i doni del Battesimo cristiano, che oggi particolarmente richiamiamo alla memoria.
Nella colletta iniziale preghiamo dicendo: « Padre onnipotente ed eterno, che dopo il battesimo nel fiume Giordano proclamasti il Cristo tuo diletto Figlio, mentre discendeva su di lui lo Spirito Santo, concedi ai tuoi figli, rinati dall’acqua e dallo Spirito, di vivere sempre nel tuo amore ».
Prima Lettura: Is 42,1-4.6-7.
Il Messia, « Servo di Dio », sarà mediatore di salvezza con la sua obbedienza e umiltà, e con le sue opere di misericordia realizzerà gesti come aprire gli occhi ai ciechi, liberare i carcerati, sarà « luce delle nazioni » e « alleanza del popolo ». Già dopo il suo Battesimo, Gesù invera la profezia di questo « Servo di Dio », dichiarando nella sinagoga si Nazaret, dopo aver letto la profezia di Isaia, che questa Scrittura si stava adempiendo: il Battesimo al Giordano è atto di docilità, di umiltà e di compassione per noi
Seconda Lettura: At 10,34-38.
Nel suo Battesimo Gesù inizia il suo cammino di salvezza per tutti gli uomini: « Dio non fa preferenze di persone » - predica san Pietro - : Gesù Cristo è il « Signore di tutti ». E infatti a tutti gli uomini è destinata la buona novella della « pace », e perciò il Vangelo e i sacramenti, di cui il primo è il Battesimo. Può essere un proposito in consonanza con la festa di oggi quello di voler bene a tutti, senza preferenze che ledono la carità, che turbano lo stare insieme.
Vangelo : Mt 3,13-17.
Giovanni, predicando un battesimo di penitenza e di conversione, preparava l’avvento de Messia, indicato come colui che doveva venire. Così Gesù, il giusto, unendosi con gli ingiusti, si reca al Giordano dove c’è Giovanni che battezza. Questi, al vederlo, si ribella alla domanda di Gesù di voler ricevere da lui il Battesimo, perché, riconoscendo in Gesù colui che « è più forte di lui », di cui non era « degno di sciogliergli il legaccio dei sandali » e a cui aveva dedicato tutta la sua opera di preparazione, implicitamente afferma che la salvezza da lui annunziata e che ha atteso, lui non è in grado di realizzarla.
Ma Gesù risponde : « Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia ». Giovanni, davanti al mistero dell’umiltà di Gesù, del suo servizio, della sua azione che purifica ogni peccato dell’uomo, acconsente a compiere il gesto. Dopo il battesimo, Giovanni, che ha visto lo Spirito scen-dere su Gesù e ha udito la voce del Padre, che lo manifestava il Figlio prediletto, vedendolo venirgli incontro, lo addita come l’ « agnello di Dio che toglie i peccati del mondo », venuto per realizzare la giustizia di Dio, attraverso, come testimonieranno gli apostoli, la sua morte e la risurrezione, poiché « Chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo sangue » (At 10,43).
Così, con la celebrazione del Battesimo del Signore, termina il tempo della preparazione e inizia il tempo della missione di salvezza di Gesù.
Quello di Gesù è dunque un esempio che si contrappone alle nostre pretese sovente orgogliose dettate dalla superbia. Gesù si mette all’ultimo posto, gravato anche dai nostri peccati.
L'Epifania del Signore Gesù alle genti tutte.
6 Gennaio – Epifania del Signore alle genti.
Mentre nel Natale abbiamo contemplato, come dice Isaia, Cristo, luce che risplende nelle tenebre, in cui è immersa l’umanità, dalla quale Gesù assume la carne umana, con tutta la sua fragilità e debolezza, eccetto il peccato; nell’Epifania, festa di luce, che traspare e guida a Gesù, Dio continua a rivelarsi, sempre nella debolezza e nella fragilità di bambino, nato nel nascondimento, e con lo splendore di una stella attrae a Betlemme genti lontane. Così san Paolo esprime il significato dell’Epifania : « Le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa ». I Magi, guidati dalla stella e desiderosi di vedere ciò che essa preannunciava, messi in cammino, giungono a Gerusalemme e chiedono, lì dove pensano possa essere nato un re, ad Erode: « Dove è nato il re dei Giudei? ». A Gerusalemme, dove avrebbe dovuto essere maggiormente viva l'attesa del "Messia", i sommi sacerdoti e gli scribi, radunati da Erode, ricordando le profezie, indicano che da Betlemme, piccolo capoluogo della Giudea, doveva « uscire un capo che sarebbe stato il pastore del popolo Israele ».
Così i Magi vengono indirizzati a Betlemme. Usciti da Gerusalemme, dove la stella che li precedeva non era vista, riappare loro e si ferma sul luogo dove « entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono e gli offrirono i doni: oro, incenso e mirra » (Mt 2,11), riconoscendolo come Re, Dio e Redentore.
Alla fine del loro viaggio, nella ricerca della verità, desiderosi di conoscere l'evento indicato dalla stella, incontrano il Signore nella debolezza della carne: l'umanità nella sua dimensione di fragilità, nella sua vulnerabilità alla sofferenza e al dolore. Essi riconoscono Dio nella carne, perché è in questo che Dio condivide la povertà umana, che si rivela e nasconde la sua divinità: questo è il mistero dell'incarnazione di Dio.
I Magi modello della Chiesa
I MAGI sono le primizie della Chiesa, formata da uomini di tutti i popoli, sono il simbolo di tutti gli uomini, che vanno a trovare il Signore, Cristo Gesù, il Salvatore, guidati dalla luce della fede e lo adorano.
Essi, che hanno affrontato le fatiche e i pericoli di un lungo viaggio, sia fisico che interiore di ricerca della verità divina, esprimono così il percorso paradigmatico della fede di ogni uomo. La stella, verità dell’uomo, è un segno che va ricercato e obbedito, e pone l’uomo nella fatica della ricerca della verità.
La fede non è ancora la visione delle realtà che crediamo. I nostri occhi ancora sono come velati; ma la fede è già una luce che illumina l’anima. L’incredulo si trova ancora nelle tenebre.
Gesù che nasce tra noi provoca sentimenti opposti, azioni antitetiche. Infatti alcuni dei prossimi al Messia non lo riconoscono. La sua nascita produce anche turbamento, come in Erode, il nuovo persecutore, come lo fu il faraone, che opprimeva Israele nei suoi primogeniti.
Oggi preghiamo perché la fede divenga sempre più ferma e luminosa, perché non ci accada mai la sventura di perderla; perché tutti gli uomini l’abbiano in dono, così da accogliere il mistero della salvezza, che è lo stesso Figlio di Dio, in tutto solidale con noi, annunziato a tutte le genti.
Prima Lettura: Is 60, 1-6.
La gloria del Signore brilla in Gerusalemme: il profeta la vede come il luogo verso cui tutti i popoli convergono per lodare Dio e offrirgli « oro e incenso ». La venuta dei Magi porta a compimento la visione esaltante di Isaia, poiché essi, e con loro le nazioni della terra, riconoscono in Gesù il loro Re.
Seconda Lettura: Ef 3,2-3.5-6.
Paolo ricorda agli Efesini che nella carne condivisa da Dio in Gesù si attua e manifesta il mistero e il piano della salvezza di Dio rivelatisi, nello Spirito, per mezzo dei santi apostoli e profeti. Per mezzo del mistero dell'incarnazione tutti gli uomini sono chiamati a far parte della Chiesa, per formare un unico corpo, essere partecipi della stessa eredità del Figlio e partecipi della stessa promessa del Vangelo di salvezza.
Sia gli Ebrei, eletti per primi, sia i pagani, venuti dopo, sono chiamati alla fede in Cristo e alla condivisione dell’eredità eterna con lui. La salvezza è universale: e infatti la Chiesa è detta « una e cattolica ». In essa non c’è distinzione di razza: il Vangelo è predicato a tutte le genti, perché formino una medesima Chiesa. Questo ci porta a due considerazioni: la prima, che dobbiamo sentire la vocazione missionaria e, anche se personalmente non siamo in missione: il nostro aiuto è dato dalla preghiera, dai sacrifici, dalla collaborazione, fatta anche di offerte in questo giorno in cui celebriamo la Giornata della Santa Infanzia e i missionari sono là a rappresentarci. La seconda considerazione è questa: dobbiamo evitare le divisioni, in contrasti tra noi, visto che siamo partecipi della stessa grazia e della stessa promessa di Cristo. Facciamoci nel nostro ambiente missionari di concordia.
Vangelo: Mt 2,1-12.
Quale contrasto tra l’indifferenza e l’ignoranza somma dei sommi sacerdoti e degli scribi, tra la sospettosa ostilità di Erode e l’ardente e gioiosa domanda dei Magi: « Dov’ è colui che è nato, il re dei Giudei ? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo!». Vengono i lontani , e i vicini non si accorgono che è nato il Salvatore. Ai primi è data la felicità di incontrarlo e di adorarlo; i secondi o non sono toccati dall’avvenimento o, peggio, cercano di soffocarlo. Dobbiamo pensare che abbiamo vicino il Signore, quasi a due passi, vicino alle nostre case, nella Eucaristia, e il cuore rimane freddo, pigro, senza interesse. La vera fede dà gioia, fervore e desiderio di incontrare il Signore, come i Magi, capaci di affrontare qualche sacrificio per lui.
IL NATALE DEL sIGNORE è IL NATALE DELLA PACE
(Disc. 6 per il Natale 2-3. 5; PL 54, 213-216)
Il natale del Signore è il natale della pace
FESTA DELLA SANTA FAMIGLIA e MARIA MADRE DI DIO.
30 DICEMBRE – FESTA DELLA SANTA FAMIGLIA di GESU’, MARIA E GIUSEPPE.
La Chiesa celebra oggi la santa Famiglia di Nazareth, Gesù, Maria e Giuseppe, a cui la famiglia cristiana guarda, per realizzare lo stesso stile di vita.
La famiglia di Gesù, pur nella sua singolarità, è presentata dalla Chiesa come « vero modello di vita » per imitarne le virtù e realizzare lo stesso rapporto che essa ebbe verso Dio e verso gli uomini. Le famiglie cristiane, oggi, sono chiamate a vivere nell’amicizia e nella pace con Dio e i genitori cristiani devono sentirsi partecipi della « fecondità dell’amore divino », mentre i figli devono « crescere in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini » come Gesù. Pur tra le prove della vita, le incomprensioni e le varie situazioni a cui si va incontro: sofferenza, angosce e tribolazioni, le famiglie cristiane sanno che, come nella Famiglia di Nazareth, essi possono attingere da essa esempio di vita e da Dio la grazia e la forza per vivere nella fedeltà gli impegni e i compiti a cui il Egli li chiama. L’Eucaristia, mensa che ci nutre tutti come figli di Dio, come noi crediamo rinvigorisce la nostra fede.
Nella Colletta iniziale preghiamo dicendo: « O Dio, nostro creatore e Padre, tu hai voluto che il tuo Figlio, generato prima dell’aurora del mondo, divenisse membro dell’umana famiglia; ravviva in noi la venerazione per il dono e il mistero della vita, perché i genitori si sentano partecipi della fecondità del tuo amore, e i figli crescano in sapienza, pietà e grazia, rendendo lode al tuo santo nome ».
1 GENNAIO- MARIA SS. MADRE DI DIO
Giornata Mondiale della Pace.
La redenzione è incominciata dalla Vergine Maria. Partono da lei « le primizie dell’amore misericordio-so », dal suo « sì » alla parola del Signore, dal suo consenso a divenire la madre del Figlio di Dio.
Gesù passa anzitutto attraverso la fede di Maria, che accoglie il progetto divino e vi si rende totalmente disponibile, come « l’ancella del Signore », tutta dedita alla sua volontà. Ella è il punto più alto della collaborazione dell’uomo con Dio per realizzare l’economia della salvezza. Maria concepisce l’Autore della vita per opera dello Spirito Santo: la potenza divina rende feconda e lascia intatta la sua « gloria verginale ». Gesù infatti non è meritato dall’uomo, ma puro dono dello Spirito, cioè dono della grazia.
La Vergine Maria « Madre del Cristo e della Chiesa », rimane modello sommo di santità per ogni cristiano: anche noi siamo chiamati a dare il nostro assenso a Dio e, oggi, Ella ci insegna a vivere la fede e l’offerta di tutta la vita al disegno del Padre.
Nella preghiera della Santa Maria, che recitiamo con frequenza, proclamiamo Maria « Madre di Dio » e forse non percepiamo la profondità teologica che il titolo ha. Nel Concilio di Efeso del 431 d.C.
Maria, dai vescovi riuniti, venne proclamata « Madre di Dio ». Questo titolo, nelle discussioni che precedettero e seguirono al Concilio era di estrema importanza in sé e nelle sue conseguenze: se Maria è la Madre di Dio, si affermava di conseguenza che Gesù è Dio. In Cristo, nato da donna, sotto la Legge, vi è l’unione della natura umana e divina, come insegna il Concilio di Calcedonia.
In questa festa, all’ottavo giorno del Natale del Signore, la Chiesa celebra il mistero dell’Incarnazione guardando a Maria. Nella preghiera iniziale dell’Eucaristia diciamo. « O Dio, che nella verginità feconda di Maria hai donato agli uomini i beni della salvezza eterna, fa’ che sperimentiamo la sua intercessione, perché per mezzo di lei abbiamo ricevuto l’Autore della vita, Cristo Signore ».
Prima Lettura: Nm 6,22-27.
« Ti benedica il Signore e ti custodisca. Faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia »: è l’augurio che ci fa la Chiesa, oggi, e che noi, a nostra volta, facciamo ai nostri fratelli e vicini. Né si tratta di un augurio superficiale e convenzionale. La benedizione di Dio implica la sua azione favorevole nei confronti della comunità. In essa vi sono espressi i sentimenti di compassione e di benevolenza del Signore, che si specificano nella « custodia » che viene invocata da Dio, perché ci preservi da ogni forma di male, ci conceda il bene, ci faccia grazia, ci sia propizio e infine ci conceda la pace. Cioè, chiediamo a Dio che elargisca la pienezza dell’esistenza. E Tutto questo, come dono di Dio si realizza in Gesù. La Chiesa in questa benedizione ci consegna veramente la grazia di Dio per tutti i giorni del nuovo anno e noi, con altrettanta verità all’ augurio, dovremo far seguire una presenza e una manifestazione di Dio, specialmente con le opere di carità verso il prossimo per il quale auspichiamo un «buon anno».
Seconda Lettura: Gal 4,4-7.
Paolo, in poche battute, condensa il mistero di Cristo: Gesù, nato da donna, è venuto a riscattarci dalla Legge e per ricevere l’adozione a figli. Il tempo che ha preceduto la venuta di Cristo era tutto teso verso il Natale: quando il Figlio di Dio appare, lunghi anni dell’aspettativa trovano soddisfazione e il tempo viene come riempito.
Paolo afferma che Gesù è l’inviato di Dio, in cui abita la pienezza di tutta la natura divina, venuto per riscattarci dalla Legge, che notifica e imputa all’uomo il peccato, ma che non realizza la salvezza: questa ci viene data in Gesù, il Salvatore, che ci rende figli adottivi del Padre, perché siamo « giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che è in Cristo Gesù » (Rm 3,24).
Così San Paolo esclude ogni auto-salvezza, che oggi si pretenderebbe raggiungere in tutte quelle vie di ricerca della salvezza rimanendo nell’orizzonte delle risorse umane e della propria autorealizzazione.
Non è esclusa certamente nel Cristianesimo la realizzazione della propria umanità, ma questo avviene in una visione di trascendenza. Viene valorizzato l’umano nella sua fragilità, ma l’uomo, nella sua interezza, è salvato solo da Dio.
Senza la carne, assunta dal Figlio eterno con l’incarnazione, non avremmo potuto avere la salvezza. La Liturgia, facendoci contemplare il Natale del Signore, ci dice che in questo evento è avvenuto « un mirabile scambio » di doni: Egli ha assunto la nostra natura e noi abbiamo ottenuto la salvezza.
Dal di dentro di questa umanità è stato vinto il Male e la morte. Di conseguenza, senza Gesù, che inaugura una nuova era, la storia, con i suoi millenni, sarebbe inesorabilmente e assolutamente vuota, senza senso. Anche la nostra vita, con i suoi giorni e anni, trascorrerebbe priva di significato se mancasse la presenza di Gesù. Egli sarà il compagno di tutte le ore che verranno: riempirà la nostra solitudine e sarà motivo di un’incrollabile speranza. Non lamentiamoci troppo di essere soli, abbiamo l’amicizia di Gesù Cristo, che ci rende figli di Dio.
Vangelo: Lc 2,16-21.
I pastori tornano dalla grotta e lodano il Signore. La loro vita certamente non è quella di prima. Anche noi non restiamo sempre davanti al presepio. Tra non molto verrà « disfatto » e ricomposto per il prossimo anno. E tuttavia, ritornando alla nostre occupazioni e condizioni abituali, non dimentichiamo quella nascita, quell’ innocenza e quell’ amore che ci hanno attratti in questi giorni. Come la Vergine Maria conserveremo nel cuore quegli avvenimenti di Betlemme per riviverli.
I fatti della vita di Gesù devono essere il soggetto più ricorrente e più dolce della nostra memoria.
Ultimo aggiornamento (Sabato 31 Dicembre 2016 11:17)
Accogliamo il Signore nell'obbedienza della fede.
18 DICEMBRE - 4a DOMENICA DI AVVENTO. Anno A
Attendiamo Gesù con Maria e Giuseppe.
Ancora pochi giorni e sarà Natale. Tutti ci prepariamo adeguatamente a celebrarlo con lo spirito di una fede genuina? Abbiamo preparato il presepe, l’albero, ci affrettiamo a fare gli ultimi acquisti di regali, abbiamo programmato vacanze e pranzi, ecc. Ma riduciamo solo a questo l’evento che, più di ogni altro, ha cambiato la storia del mondo?
Maria ci ha fatto un regalo, il più bello, il più prezioso e più grande: ci ha dato il suo Figlio, il Figlio di Dio, che ha ricevuto dallo Spirito Santo con il suo “ sì ”.
Ricevendo un regalo siamo contenti e, col dono, apprezziamo l’amore di colui che ce l’ha donato. Ma davanti ad un dono inaspettato la gioia è più grande. Nel Natale il dono che Dio fa del suo Figlio, nato tra noi, è un dono completamente gratuito, non è frutto della nostra azione, ma della liberalità del Padre celeste che in Gesù ci ha donato il Salvatore.
Nella nostra storia, intrisa di dolore, di morte, di disgrazie e calamità, di ingiustizie, di guerre, di odi tra popoli, Dio ha mandato il suo Figlio, il Principe della pace, alla cui nascita gli angeli hanno cantato: « Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace agli uomini che il Signore ama ». Gesù, l’Emmanuele, il Dio con noi, uomo come noi, eccetto il peccato, viene a liberare l’uomo da tutte quelle realtà che lo affliggono e a dargli la speranza che, cambiando il mondo fin da ora, secondo il modo di pensare e operare di Gesù, potrà dare inizio a quel regno di amore, di giustizia, di pace, di fraternità che avrà il pieno compimento nell’eternità di Dio.
Nel Natale Dio interviene nella nostra storia non con segni di potenza, ma nella semplicità, nella povertà più estrema, in totale nascondimento che solo nella fede è possibile percepire. Il comunicare di Dio con gli uomini, nel Natale, avviene con linguaggio e segni, sì preannunziati, ma realizzati in modo misterioso. Viene da una donna, che pur essendo vergine, diviene mamma e partorisce un bambino, come recitava la profezia di Isaia, ma che in Maria, vergine che non conosce uomo, il Figlio dell'Altissimo prende la nostra natura umana..
Solo la rivelazione dall’ alto ci fa comprendere l’evento, come avvenne per i pastori che, accogliendo la notizia dall’angelo, corsero a vedere colui che era stato annunziato loro come “ il Salvatore ”.
In questa quarta domenica di Avvento, nell’attesa del Signore, la liturgia ci presenta le figure di Maria e Giuseppe che, come modelli di fede, nelle loro vicende umane degli eventi vissuti, si fidano di Dio e, confortati dalle parole degli angeli, scorgono la sua volontà, la quale, nel realizzarsi, non esclude la collaborazione dell’uomo: Maria che, con il suo “ sì ”, si proclama l’umile serva del Signore, Giuseppe, « uomo giusto », che non ha paura di superare la giustizia legale, di affrontare i pregiudizi degli uomini, di accettare una simile paternità adottiva del bambino, dandogli il nome, conferendogli tutti i diritti legali e inserendolo nella discendenza della famiglia di Davide, come era stato promesso da Dio.
L’umile ascolto della Parola di Dio, l’ obbedienza della fede, l’adesione perfetta alla volontà di Dio: ecco le condizioni per ricevere e rivivere la grazia del Natale. Il grande modello è la Vergine Maria, nel cui grembo purissimo il Verbo di Dio si riveste di carne mortale per virtù dello Spirito Santo. E’ lo Spirito che agisce nella Chiesa, chiamata a portare nel mondo lo stesso Signore. Anche in noi, grazie alla fede, diviene presente il Verbo di Dio: le nostre opere lo attestano e lo donano agli altri.
Per ricevere la grazia e entrare nel mistero del Natale sono quindi necessarie quelle tre condizioni.
Nella preghiera della Colletta diciamo: « O Dio, Padre buono, tu hai rivelato la gratuità e la potenza del tuo amore, scegliendo il grembo purissimo della Vergine Maria per rivestire di carne mortale il Verbo della vita: concedi anche a noi di accoglierlo e generalo nello spirito con l’ascolto della tua parola, nell’obbedienza della fede ».
Prima Lettura: Is 7,10-14
Isaia riferendo ciò che Dio dice al re Acaz, di chiedergli un segno dal profondo degli inferi oppure dall’alto, il re non vuole tentare il Signore. Isaia allora profetizza alla casa di Davide dicendo: « Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio ? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio, che si chiamerà Emmanuele ». Di fronte alla resistenza di Acaz che non vuole chiedere un segno come il profeta aveva riferito per volere di Dio, il Signore, non perdendo la pazienza, promette lui il segno: il suo potente intervento e il suo amore faranno sì che la promessa si realizzerà in Maria, che vergine, per opera dello Spirito Santo, concepirà un figlio, l’Emmanuele, il Dio con noi, che non è un uomo qualsiasi, vicino a Dio e investito della presenza di Dio: il Natale è sì il ricordo storico di quell’evento, ma, nel mistero, il Figlio di Dio si rende presente per opera dello Spirito in tutti coloro che lo accolgono con fede e amore.
Seconda Lettura: Rm 1,1-7.
Paolo, che si ritiene servo di Gesù Cristo, apostolo per chiamata dello stesso Signore per annunziare il Vangelo, esprime all’inizio della sua lettera indirizzata ai Romani, la professione di fede in Cristo Gesù, che « promesso nelle Sacre Scritture è nato dal seme di Davide secondo la carne, ma costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dai morti ». Egli, per mezzo di Cristo, ha ricevuto la grazia di essere apostolo per suscitare in tutte le genti l’obbedienza della fede a gloria del suo nome e, quindi, anche in loro, a cui augura, essendo amati da Dio e santi per chiamata, grazia e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo.
Paolo e tutti i cristiani, quindi, siamo chiamati per annunziare il Vangelo, cioè il messaggio di gioia che è il Signore Gesù, venuto a realizzare, nascendo tra noi, le promesse di salvezza che Dio ha fatto all’umanità lungo i secoli. Viviamo allora intensamente l’attesa del Salvatore Gesù. Ringraziamo Dio per averci chiamato ad essere tutti apostoli e ministri, nell’obbedienza della fede e nell’adesione fiduciosa e piena alla Parola di Dio, a vantaggio di tutta la Chiesa e del mondo.
Vangelo: Mt 1,18-24.
Il Vangelo ci racconta di alcuni avvenimenti inerenti alla generazione di Gesù da parte di Maria, sua Madre, che promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, per opera dello Spirito Santo si trovò incinta. Se Giuseppe, uomo giusto, per tale circostanza, avrebbe potuto accusarla pubbli- camente, pensò, invece, per non esporla all’infamia, di ripudiarla in segreto. Ma, mentre considerava queste cose, un angelo del Signore, apparendogli in sogno, lo rassicurava dicendogli:« Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati ».
Così si compiva ciò che il Signore aveva preannunziato per mezzo della profezia: che una vergine avrebbe concepito e dato alla luce un figlio, a cui sarebbe stato dato il nome di Emmanuele, il Dio con noi. Giuseppe, allora, destatosi dal sonno, fece secondo l’ordine dell’angelo e prese con sé Maria come sua sposa.
Davanti all' evento straordinario del concepimento del Figlio dell’Altissimo, puro dono della grazia nel grembo di Maria per opera dello Spirito Santo, Giuseppe più che assecondare la scelta di una legalità di giustizia mosaica e pensando di distaccarsi da Maria in segreto, confortato dall’angelo, che gli annunzia la volontà di Dio, sceglie di adempierla, adeguandosi per fede alla giustizia divina. Così assume Maria come sposa, farà da padre a Gesù dandogli la paternità legale, lo educherà nella sua famiglia e gli imporrà il nome Gesù, come gli ha detto l’angelo. L’obbedienza docile e pronta di Giuseppe nella fede fa di lui il modello di ogni credente, cioè di colui che pone la vita a servizio del progetto di Dio, per sé e per i fratelli.
Ultimo aggiornamento (Sabato 17 Dicembre 2016 23:40)
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