





DOMENICA "IN ALBIS" O DELLA DIVINA MISERICORDIA
7 APRILE – 2a DOMENICA DI PASQUA
DOMENICA IN “ALBIS” O DELLA DIVINA MISERICORDIA
La Comunità dei credenti si accresce di nuovi membri.
In questa Domenica la Parola di Dio ci parla della realtà dell’Assemblea dei credenti, cioè della Chiesa, che è segno settimanale della Pasqua, poiché in essa si celebra la Risurrezione di Gesù e la speranza che essa infonde nei credenti.
Il dono dello Spirito Santo donato da Cristo, che continua ad operare nella Chiesa, suscita la fede nell’evento della risurrezione e opera guarigioni non solo nel corpo, ma soprattutto porta salvezza, perché libera dal peccato, dalla paura, dalla schiavitù. Gli apostoli, continuano l’opera di Gesù nella storia degli uomini e da allora la Chiesa continua ad accrescersi di nuovi membri.
Caratteristiche della Comunità nascente.
La gente attratta dall’annuncio apostolico, leggiamo nel libro degli Atti degli Apostoli, portava nelle piazze gli ammalati affinché fossero toccati o anche solo sfiorati dall’ombra di Pietro che passava. Ma se da una parte il popolo esaltava l’operato degli apostoli, dall’altra vi era l’ostilità da parte dei capi dei sacerdoti e dei maestri della Legge, per cui “ nessuno degli altri osava avvicinarsi a loro”. Pur godendo la simpatia del popolo e vedendo i prodigi, per i credenti nel Signore, la comunità nata dalla risurrezione di Cristo, è fatta oggetto di persecuzione. Per Luca, l’ostilità e la persecuzione da parte delle autorità religiose saranno una costante che rende la vita della prima comunità tenace nel testimoniare il Signore risorto. D’altra parte, Gesù stesso lo aveva detto: « Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi ».
Vi erano anche delle donne tra coloro che avevano aderito al Signore. Esse hanno una importanza fondamentale nella vita della Comunità.
L’essere e il diventare credenti nel Signore.
Oggi, spesso, il successo di una iniziativa o di un movimento, viene sancito dalla quantità degli aderenti che vi partecipano. E oggi, forse, la preoccupazione numerica dei partecipanti prende anche le nostre iniziative pastorali. Ci preoccupiamo dell’audience. Una nuova evangelizzazione potrebbe anche fare a meno dell' angosciante preoccupazione dei numeri. Il regime di cristianità dei tempi passati ha lasciato il posto a una minoranza di credenti che sono e vivono pienamente consapevoli della testimonianza che il Signore chiede oggi.
Davanti a questo fenomeno si potrebbe essere tentati di perseguire forme di presenza più audaci e aggressive che potrebbero allontanare gli uomini dall’approccio a Cristo; oppure si potrebbero privilegiare grandi eventi che facilmente attirano folla, ma dove l’incontro con il Cristo diventa molto evanescente. La presenza nel mondo dei credenti nel Signore dovrebbe essere come quella del lievito, che con la testimonianza, anche silenziosa, quotidiana, permea la vita degli uomini.
Più che ricercare il successo o la quantità della gente bisogna compiere l’annunzio di Cristo nella fedeltà alla sua Parola: sarà considerato, allora, secondario l’essere pochi o tanti. Diceva san Ignazio di Antiochia che " E' meglio essere cristiani senza dirlo, che proclamarlo senza esserlo".
Come minoranza i credenti devono farsi compagni di viaggio degli uomini del nostro tempo, devono percorrere le loro stesse strade, vivere le ansie e le problematiche di tutti, farsi carico delle necessità dei fratelli, con umiltà, sincerità e abnegazione. Entrare in dialogo con il mondo, guardare con simpatia agli uomini, non sentirsi estranei ai fratelli, devono essere caratteristiche che devono animare la nostra testimonianza di Gesù, e se anche si è espressione di minoranza tra la gente, bisogna evitare di inseguire inutili e pericolosi trionfalismi.
La liberazione che Gesù fa dalle malattie, dal pecca to, dalla incredulità e dal dubbio.
Per Tommaso la liberazione, come leggiamo nel Vangelo, avviene dall’incredulità, da una fede debole, che ha bisogno di prove visibili, tangibili per credere; ma viene anche data a tutti, da Gesù risorto, che effonde il suo Spirito sugli Apostoli, per mezzo della loro opera, la possibilità di essere liberati dai peccati che vengono perdonati nel suo nome; negli Atti degli Apostoli, la liberazione dalle malattie e infermità è data da Cristo e nel suo nome, sempre per opera degli Apostoli; nell’Apocalisse, per Giovanni, la liberazione dalla morte è data da Colui che egli contempla e che gli dichiara di essere “ Il primo e l’Ultimo, il Vivente, Colui che era morto, ma che ora vive e ha le chiavi della morte e degli inferi”.
Oggi l’uomo, e soprattutto i giovani, vogliono sentirsi liberi di provare emozioni e trasgressioni, liberi da ideali, di affermare le proprie opinioni e la propria personalità. La libertà la si ricerca nella condizione di colui che libero da necessità economiche e con una certa posizione sociale, si può permettere ciò che si vuole. Invece, in tante parti del mondo, la libertà è ancora un diritto da conquistare, non solo pacificamente, ma anche con ogni forma di violenza, pur di abolire le varie forme di schiavitù. La libertà di praticare qualunque forma di diritto nella uguaglianza dei sessi, prodotto della cultura occidentale, espone ad un concetto di libertà, che più che rendere liberi, espone a nuove problematiche mai prima d’ora vissute, per cui molte donne nel mondo più che essere libere sono esposte e costrette alla prostituzione, ad essere condannate alla schiavitù, all’ignoranza, perché obbligate alla segregazione. La Parola di Dio, in Cristo risorto, ci garantisce la liberazione dal peccato, che è il senso e la radice di ogni vera liberazione, ci restituisce nella dignità di Figli di Dio, nel rispetto della dignità di ogni persona, di ogni creatura umana, anche non nata.
Nella Pasqua è tutto l’uomo che viene reso nuovo dal dono di Dio, datoci in Cristo risorto, per cui viene data al mondo la speranza che, il male più radicale, quello del peccato, è stato vinto.
Nel continuare, allora, nella Chiesa la stessa opera di Cristo, significa per i cristiani liberare i fratelli dalle loro sofferenze, farli uscire da ogni forma di schiavitù, angoscia, dai loro dubbi e paure. Il mes-saggio cristiano deve essere testimoniato a tutti, perché è portatore di speranza per coloro che sono schiavi, anche nei nostri paesi che sono civilizzati, di tutte le forme di dipendenze dell’uomo legate alla droga, alla violenza, alla mafia, al gioco, alle lotterie, al successo, alla carriera, alla allusione del benessere economico da conseguire ad ogni costo.
Alla luce di questa Parola di Dio, i cristiani possono ripartire dall’essenziale, ripartire da Dio, che nella Pasqua ha dato inizio ad un tempo nuovo, annunciando agli uomini il momento della liberazione e dando loro la speranza che “Egli è Colui che è venuto per far nuove tutte le cose “.
PASQUA 2013
PASQUA DI RISURREZIONE
2013
La vita a Pasqua risorge festosa,
la natura riveste i suoi colori,
il sole emette radiosi splendori
che rendon la terra armonia gioiosa.
A Pasqua Cristo risorge da morte
e dà all’uomo speranza futura
rendendolo in sé nuova creatura
per avergli mutato orami la sorte.
O uomo che aspiri ad alti ideali
a Cristo puoi tu sempre guardare,
realizzando i valori reali
che, se vuoi, da lui puoi imitare:
libererai così l’uomo dai mali
che l’affliggon nel suo pellegrinare.
Leonforte, lì 30 Marzo 2013 don Nino Lo Grasso
AUGURI
PER UNA GIOIOSA E SANTA
P A S Q U A
DI
RISURREZIONE E VITA NUOVA
2 0 1 3
LA PASQUA DI RISURREZIONE
31 Marzo – DOMENICA DI PASQUA - RISURREZIONE DEL SIGNORE
LA PASQUA DI RISURREZIONE
Nel cammino quaresimale abbiamo vissuto attraverso un itinerario di conversione la nostra preparazione all’evento pasquale di fede: Vivere la risurrezione di Gesu, il crocifisso. Questo evento è portatore di gioia che ci fa gridare « Cristo è risorto », ma che ci invita anche a vivere da risorti. I cristiani non fanno solo l’annuncio della risurrezione proclamando che Gesù, messo a morte dagli uomini, è stato risuscitato per la potenza di Dio. Noi siamo chiamati, dopo questo evento e in virtù di esso a tenere un modo di vivere: essere risorti a vita nuova in attesa della definitiva risurrezione.
La memoria della pasqua.
Per Israele il memoriale della Pasqua era il ricordo della liberazione attuata da Dio a favore del suo popolo.
Per noi cristiani la Pasqua ci rimanda a Cristo che, quale nuovo agnello, per un libero dono della sua vita per noi, ci libera dalla schiavitù del peccato e ci immette nella speranza della risurrezione futura. Questa liberazione operata da Cristo ci precede, la memoria ci interpella nel nostro oggi e la realizza nella fede, coinvolgendoci. Fare memoria di quanto ci ha preceduto non è solo memoria sterile del passato, ma piena attuazione dell’operato di Gesù applicato alla nostra vita.
L’uomo, se da una parte è sempre proteso verso la libertà, dall’altra è pure affascinato da antiche e nuove schiavitù. Ma Dio ci ripropone sempre la sua amicizia e ci invita continuamente a ritornare alla sua comunione. Così Dio ci ricorda che la nostra esistenza, anche se spesso Egli incontra il nostro rifiuto e la crocifissione, ha un senso profondo, è un legame a Lui per mezzo del suo Figlio.
Nella celebrazione della Pasqua, vissuta attraverso il memoriale, facciamo l’esperienza di essere il nuovo popolo convocato per il « banchetto del Signore ». Nella Ultima Cena Gesù lascia ai discepoli un comando:« Fate questo in memoria di me ». Ma, in questa memoria, la condivisione del pane spezzato e del vivo deve portarci ad una vita vissuta nel servizio ai fratelli. La memoria della Pasqua non può scindersi dal vivere sotto il segno e il giudizio del servizio fraterno. La nostra esistenza è vissuta da risorti se la realizziamo secondo questa modalità: in questo consiste il vero volto della Pasqua.
La Pasqua nel segno della comunione.
La Pasqua ebraica crea un popolo libero dopo la schiavitù, la Pasqua di Cristo genera la Chiesa, comunità dei credenti, nuovo popolo sacerdotale, regale e profetico. La storia della salvezza è fondata sulla convocazione e nella comunione. Cosicché noi non siamo protesi verso una perfezione personale e individuale, ma alla comunione tra uomini liberi in Cristo. Siamo liberati dal nostro individualismo, dallo spirito di dominio, dal desiderio di imporre la propria verità più che cercarla insieme, e sospinti dal desiderio di porsi al servizio fraterno. Siamo così in cammino per realizzare un’umanità dove la diversità diventi celebrazione dell’unità.
La Pasqua, centro della storia salvifica
La Pasqua del Signore ci chiedere di accogliere la novità che Egli ci ha portato e cioè siamo invitati a cambiare la nostra mentalità e gli uomini sono chiamati a rinascere in lui con il battesimo o a rinnovare continuamente se stessi. Nella Pasqua Dio rivela nella fedeltà all’uomo la sua solidarietà: Cristo si è fatto come noi in tutto eccetto il peccato, condividendo la nostra debolezza e per compatire le nostre infermità. Cristo ha salvato l’uomo e la sua storia assumendola fino in fondo e l’ha vissuta in pienezza e l'ha condivisa anche in ciò che all’uomo sembra la realtà più distruttiva, la morte.
La salvezza che Gesù ci ha donato è frutto dei suoi sentimenti di solidarietà e condivisione con gli uomini che non disdegna di chiamare fratelli.
Cristo ha dimostrato con il suo esempio che l’unico modo per realizzare la nostra identità di uomini e di figli di Dio è quello, come Gesù, di donarsi e di concepire la propria vita come dono da offrire ai fratelli in un servizio generoso. La solidarietà deve farci accettare gli altri per quello che sono e non per quello che ci piacerebbe fossero. Il tempo, gli eventi della nostra storia devono essere accettati con le loro crisi, dubbi, incertezze, sforzi, verità, ma queste realtà devono essere illuminati dalla verità di Dio e di Cristo.
Essere solidali con gli uomini, oggi, può significare porsi a fianco di ogni uomo che ricerca con onestà la verità, il bene, nuove strade per realizzare un’umanità che progredisca nei valori più profondi della sua natura. Gesù ci ha insegnato che la sconfitta non è l’ultima realtà della nostra vita. La Pasqua deve farci ritrovare impegnati a camminare insieme, attorno al bene e alla bellezza, per ricreare nel progetto di Dio, manifestatoci in Cristo risorto, una nuova umanità.
Prima Lettura : At 34,37-43
Pietro riassume la vicenda di Gesù di Nazaret: non una vicenda qualsiasi, ma l’esito fedele dell’annunzio dei profeti. Iniziata sotto il segno dello Spirito, svolta nell’esercizio della bonyà e della potenza risanatrice e liberante, finita nella crocifissione, la vita di Gesù si è conclusa nelle risurrezione. Gesù il Nazareno è costituito Giudice del mondo. Adesso si tratta di aderire a lui con fede, poiché da lui proviene la remissione dei peccati. Tutti gli uomini sono coinvolti negli avvenimenti di Gesù che la celebrazione pasquale della Chiesa ha ripreso e proclamato solennemente, risentendo la testimonianza di Pietro e degli altri, che hanno vissuto il contatto col il Cristo terreno e con Cristo risorto. La vita di Gesù e la sua esistenza ci interpellano adesso e dalla nostra risposta dipende la nostra salvezza.
Seconda Lettura: Col3,1-4
Per Paolo un cristiano è uno già risuscitato con Cristo. Infatti un cristiano è tale perché riceve lo Spirito Santo, che porta nel nostro cuore Cristo risorto da morte. Ma se questo è vero, dice l’apostolo, il desiderio del cristiano a-spira a Gesù, glorioso alla destra del Padre. Un vincolo reale lo lega al Signore.
Oppure
Seconda Lettura: 1 Cor 5,6-8.
Il credente è una creatura tutta nuova: nessun legame, nessun lievito, dice san Paolo, deve implicarlo con la vita di prima. Il lievito significa la malizia, l’insincerità, la menzogna: in una parola, tutto quello che non costituisce la vita redenta, ma quella ancora che sta sotto la forma, il segno e la forza del peccato.
Vangelo: Gv 20,1-9.
Davanti alle prove, alle tracce che Cristo è risorto, e nonostante la parola stessa di Gesù che l’aveva preannunziato, gli apostoli fanno fatica a credere che egli è risorto da morte. Per Maria di Magdala l’hanno portato via. Se Pietro entra nel sepolcro e constata soltanto, nel discepolo che Gesù amava subito si accende la certezza della fede: dinanzi a quei segni non si limita a vedere, crede. Sarà laboriosa a nascere e a imporsi a loro la fede nella risurrezione. Poi diventerà l’irresistibile convinzione, che darà senso a tutta la missione e a tutta la vita degli apostoli, testimoni del Risorto.
LA VEGLIA PASQUALE DELLA RISURREZIONE
30 Marzo – Veglia pasquale della Notte Santa.
La veglia della liberazione.
La Veglia pasquale è il cuore e il centro dell’Anno liturgico. Da essa si irradia ogni celebrazione e il sacrificio pasquale di Cristo sta come culmine di questa veglia.
I gesti, i simboli, la Parola danno a questa celebrazione cristiana una connotazione unica. Essa rappresenta una grande catechesi della storia salvifica. In questa Veglia la Chiesa vi celebra la risurrezione di Gesù e in essa viene concluso il cammino dei catecumeni che vi ricevono i sa-cramenti della iniziazione cristiana.
Rivisitazione della storia della salvezza.
La Parola di Dio ripropone la storia della salvezza e di quanto Dio ha operato per Israele e continua a fare nel nuovo popolo redento da Cristo Signore. La memoria realizza nel presente della vita della Comunità cristiana, per mezzo dello Spirito Santo, ciò che Cristo ha operato con la sua morte e risurrezione.
Nella Pasqua cristiana vi è un’attuazione, un compimento di una memoria-presenza del mistero di Cristo che unisce tutta la storia della salvezza, dalla creazione alla fine della storia salvifica.
In questa Veglia viene rivissuta la Pasqua del Signore con il suo passaggio salvifico nella notte dell’uscita dall’Egitto; la Pasqua dei Giudei, che ogni anno la celebrano come memoriale con la cena pasquale; la Pasqua di Cristo con il suo “passaggio da questo mondo al Padre” con la sua passione, morte e resurrezione; infine la Pasqua della Chiesa celebrata attraverso il sacramento dell’Eucaristia.
La celebrazione di questa memoria-presenza di Cristo che vince la morte e risorge è proclamata nell’oggi della salvezza e nell’attesa della Pasqua eterna del cielo.
Il simbolismo dei segni e la Parola.
Attraverso i simboli del fuoco nuovo, da cui si accende il Cero pasquale, e della luce, il Cristo viene proclamato come Luce del Mondo, che risorge glorioso e disperde le tenebre del male del cuore e dello spirito. Dal Cero vengono accese le candele dei fedeli, popolo di Dio,nato dalla Pasqua del Cristo, che ricevono da Cristo la luce che li illumina nel loro cammino verso l’altare dove si farà memoria del mistero pasquale del Signore.
Con l’inno al Cero pasquale e nella proclamazione della Parola di Dio si passano in rassegna le meraviglie della creazione e degli interventi di Dio nella storia d’Israele, meraviglie che trovano in Cristo la loro pienezza: « Se fu grande all’inizio la creazione del mondo, ben più grande, nella pienezza dei tempi, fu l’opera della nostra redenzione, nel sacrificio pasquale di Cristo Signore » ( prima orazione della Veglia).
Tutta la Parola di Dio che viene proclamata in questa notte è una meravigliosa sintesi della storia della salvezza.
Nel consapevole certezza di fede che la Pasqua di Cristo tutto realizza e ricapitola, la Chiesa meditano le opere che Dio ha compiuto per l’uomo. Gli eventi e ciò che Dio ci promette egli li realizza nel nostro oggi. diventano realtà attuali e dono di salvezza per il nostro spirito, che godrà del loro pieno compimento nella celebrazione della Pasqua eterna.
La liturgia battesimale.
Legata alla liturgia della Veglia pasquale, fin dai primi tempi della Chiesa, vi è la celebrazione del battesimo di coloro che chiedono di essere annessi alla Comunità della Chiesa: l’immersione del catecumeni con Gesù nella sua morte, simboleggiata dall’immersione nell’acqua del fonte battesimale, realizza nello loro spirito un risorgere alla vita di Dio.
La benedizione del fonte battesimale ricorda che la grazia del battesimo non scaturisce dall’acqua come segno materiale ma dallo Spirito. Nel battesimo si è generati come nuove creature dallo Spirito Santo, per cui si diventa figli di Dio e membri del popolo della nuova Alleanza. Con coloro che saranno battezzati la Chiesa rinnova la propria fede trinitaria e la propria fedeltà al dono ricevuto e agli impegni di testimonianza assunti in virtù del battesimo. Con l’Unzione crismale e la partecipazione all’Eucaristia nell’unica celebrazione pasquale l’adesione battesimale è realizzata in pienezza.
Liturgia Eucaristica.
La Chiesa con i nuovi battezzati condivide l’unico pane del banchetto eucaristico. Il cristiano, divenuto figlio di Dio, libero dalla morte è aperto alla speranza; riconciliato dal peccato è ricolmo della gioia. L’essere pienamente inseriti nella Pasqua del Cristo risorto avviene proprio nella comunione del pane e del vino, che nell’Eucaristia diventano Corpo e Sangue di Cristo.
Questo momento è il punto culminante, il vertice dell’anno liturgico, il momento della pienezza. Il convito è il segno e l’anticipazione della vita nuova e del regno promesso.
Nutriti allora dalla Parola di Dio, illuminati dalla sua luce, rigenerati nel battesimo, i cristiani sono chiamati in questa Veglia a farsi luce del mondo, portatori della sua Parola, annunciatori del mistero salvifico di Cristo Risorto. In questa Veglia il cristiano che vive intensamente la sua fede trova il suo programma di vita nel Cristo morto e risorto per lui.
VENERDI' SANTO: PASSIONE DEL SIGNORE.
29 Marzo – VENERDI’ SANTO
PASSIONE DEL SIGNORE, il vero AGNELLO PASQUALE
Nel Venerdì Santo la Chiesa non celebra l’Eucaristia, ma vive nella contemplazione del suo Signore crocifisso, che ha donato la sua vita per manifestarle in « maniera ostinata » il suo amore sponsale. La Liturgia di questo giorno si svolge in tre momenti:
- l’ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO, con le letture che preannunciano la passione del Servo di Dio (Isaia), letta come sacrificio di espiazione del sommo Sacerdote, per mezzo del quale abbiamo accesso al trono della Grazia per ricevere misericordia (Lettera agli Ebrei), contemplazione della Passione di Gesù;
- La SOLENNE PREGHIERA DELLA CHIESA per tutte le necessità della Chiesa e della Umanità;
- La SOLENNE ADORAZIONE DELLA CROCE e si conclude con la Comunione.
Una esistenza consegnata alla morte.
Tutti ci domandiamo sul senso della nostra vita, sulla morte, sulla speranza di un vita ultraterrena. Ma ciò che ci dice qualunque esperienza religiosa ci fa rimanere nella oscurità del dubbio e non dà nessun senso e significato al dolore? La morte, come realtà ultima, se considerata solo come distruzione dell’uomo, e Gesù ha voluto fare questa esperienza umana in tutto anche nella flagellazione e nei dolori, nessuno può cambiarla, neppure l’autorità terrena(Pilato,la cui autorità gli è stata data dall’alto). Solo Dio, Signore della vita e della morte, dà a tale distruzione una realtà trasformante.
La croce di Cristo.
Cristo non è venuto ad eliminare la morte ( lui stesso l’ha subita ), ma ci ha indicato la modalità con cui questa realtà ultima dell’uomo viene superata per l’opera di Dio. Nell’obbedienza di Cristo fino alla morte e alla morte di croce alla volontà del Padre, l’uomo comprende che la morte, come distruzione naturale del corpo, in quanto sottomesso alla caducità a cui Dio l’ha sottomessa, gli fa riconoscere la finitezza della sua vita terrena.
Se la Via della Croce è l’esperienza del dolore e della morte, la Via della Luce e della fede, per il credente che si fa coinvolgere da Cristo, portando ognuno la propria croce dietro a Lui, si realizza un cammino che lo porta verso una maggiore pienezza nella fede: cioè, più noi ci conformiamo a Cristo nelle sue sofferenze nelle circostanze della vita, nel dolore, nel servizio agli altri, nelle rinunzie quotidiane derivanti dalle nostre responsabilità, tanto più noi realizziamo il nostro camino di fede e di santità.
Come il centurione che di fronte al comportamento di Gesù esclama: « Davvero quest’uomo era Figlio di Dio! » ( Mc 15,39), anche noi, davanti a Cristo crocifisso che svela la sua identità divina, dovremmo emettere il nostro atto di fede in Lui e imitarlo.
Dall’alto della sua croce Cristo ci fa il dono di poter credere in Lui. Alzando il nostro sguardo verso il crocifisso Gesù ci attira a sé, ci conduce alla Verità della fede in Lui e alla maturità spirituale, a noi spetta solo accogliere questo dono lasciandoci attrarre dal suo amore.
Il Venerdì Santo è un giorno che mette alla prova la nostra fede, un giorno in cui dobbiamo rinnovare la nostra adesione a Cristo, perché solo così possiamo aprirci all’orizzonte della vita eterna. Il mistero di Cristo
Crocifisso non ci è svelato ancora completamente ma ci viene offerta una promessa come disse Gesù al buon ladrone che intravide il mistero del suo regno: « In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso ».(Lc 23,43).
La morte, a cui tutti gli uomini siamo soggetti, e Gesù non l’ha voluta schivare, resta sempre una pena, ma non è una condanna. La morte ci apre alla vita, quella vera nella “terra dei viventi”, perché il Dio che ha risuscitato suo Figlio Gesù è il Dio dei vivi e non dei morti.
La nostra vita, tutta la nostra esistenza, anche la nostra morte, ci dice Gesù in croce, dipende da Dio il quale eleva la nostra morte e ne fa l’aurora della vita, l’inizio di una esistenza rinnovata in cui incontreremo il Signore, non più velatamente ma “faccia a faccia”. Gesù risorto è la primizia di questa nuova esistenza.
Il Venerdì Santo, con il suo digiuno, nel silenzio delle campane, nel tabernacolo vuoto e nella penombra che avvolge la chiesa, ci preannunzia questa nuova esistenza offerta in dono all’uomo, e realizzata in Cristo Risorto.
L’obbedienza di Gesù alla volontà del Padre, vissuta fino alla morte e alla morte di Croce, ripaga a nome di tutta quanta l’umanità la prima e continuata disobbedienza con cui l’uomo nel suo orgoglio ha preteso di voler essere come Dio. Con l’abbandono che Gesù e chi si configura a Lui fanno nelle mani del Padre, a cui la morte ci obbliga, ripara la sfiducia dell’uomo nel pensare che Dio non ci ami. Il sacrificio di Gesù oggi è promessa che l’attesa troverà pieno appagamento nella luce del Risorto. In ogni Venerdì Santo lo splendore di questa luce non ci è dato ancora di contemplarlo. Da quel giorno in poi, nella Croce del Signore viene svelato l’annuncio per l’uomo di una vita nuova, rinnovata nel tempo di ognuno, ma pienamente trasformata nella stessa gloria in cui è entrato Gesù.
Prima Lettura: Is 52,13-53.12.
Attraverso la sofferenza del Servo di Dio, che si addossa le nostre iniquità per espiarle offrendo se stesso in sacrificio di riparazione, si compirà la volontà del Signore: in Lui saranno radunati gli uomini, dispersi e sperduti come un gregge, guariti per le sue piaghe , giustificati e dati a Lui in premio, poiché Egli intercede per i colpevoli.
Salmo 30
La preghiera esprime la supplica, la fiducia e il ringraziamento perchè Dio viene riconosciuto protettore potente. Il Giusto si abbandona nelle mani di Dio perché lo salvi e lo liberi strappandolo dalle mani dei sui persecutori. Gesù, colui che non aveva conosciuto peccato, si abbandona nelle mani del Padre celeste dicendo:« Padre nelle tue mani consegno il mio spirito » (Lc 23,46)
Seconda Lettura : Eb4,14-16.5.7-9
I credenti, professando la loro fede in Gesù, il Figlio di Dio, che quale sommo sacerdote ha sperimentato le nostre infermità e debolezze eccetto il peccato, sanno che Egli ormai intercede presso il Padre per ottenere loro misericordia e grazia. Così l’autore li esorta ad accostarsi al trono di Dio, perché Cristo Gesù, per la sua obbedienza, è diventato causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono.
Passione secondo Giovanni.
Per chi crede, la croce, più che scandalo, è glorificazione e intronizzazione. Il Cristo crocifisso è il definitivo e vero sacrificio pasquale che riunisce il popolo della nuova alleanza. La Croce,dice la liturgia della Chiesa, è Trono, da cui Cristo regna, e Talamo, in cui ha unito a sè, come sua sposa, con patto di eterna alleanza l’umanità redenta.