





ATTENDIAMO GESÙ CON MARIA E GIUSEPPE.
18 DICEMBRE - 4a DOMENICA DI AVVENTO. Anno A
Attendiamo Gesù con Maria e Giuseppe.
Ancora pochi giorni e sarà Natale. Tutti ci prepariamo adeguatamente a celebrarlo con lo spirito di una fede genuina? Abbiamo preparato il presepe, l’albero, ci affrettiamo a fare gli ultimi acquisti di regali, abbiamo programmato vacanze e pranzi, ecc. Ma riduciamo solo a questo l’evento che, più di ogni altro, ha cambiato la storia del mondo?
Maria ci ha fatto un regalo, il più bello, il più prezioso e più grande: ci ha dato il suo Figlio, il Figlio di Dio, che ha ricevuto dallo Spirito Santo con il suo “ sì ”.
Ricevendo un regalo siamo contenti e, col dono, apprezziamo l’amore di colui che ce l’ha donato. Ma davanti ad un dono inaspettato la gioia è più grande. Nel Natale il dono che Dio fa del suo Figlio, nato tra noi, è un dono completamente gratuito, non è frutto della nostra azione, ma della liberalità del Padre celeste che in Gesù ci ha donato il Salvatore.
Nella nostra storia, intrisa di dolore, di morte, di disgrazie e calamità, di ingiustizie, di guerre, di odi tra popoli, Dio ha mandato il suo Figlio, il Principe della pace, alla cui nascita gli angeli hanno cantato: « Gloria a Dio nell’ alto dei cieli e pace agli uomini che il Signore ama ». Gesù, l’Emmanuele, il Dio con noi, uomo come noi, eccetto il peccato, viene a liberare l’uomo da tutte quelle realtà che lo affliggono e a dargli la speranza che, cambiando il mondo fin da ora, secondo il modo di pensare e operare di Gesù, potrà dare inizio a quel regno di amore, di giustizia, di pace, di fraternità che avrà il pieno compimento nell’ eternità di Dio.
Nel Natale Dio interviene nella nostra storia non con segni di potenza, ma nella semplicità, nella povertà più estrema, in un tale nascondimento che solo nella fede è possibile cogliere. Il comunicare di Dio con gli uomini, nel Natale, avviene con linguaggio e con segni, sì preannunziati, ma realizzati in modo misterioso. Viene da una donna, che pur essendo vergine, diviene mamma e partorisce un bambino.
Solo la rivelazione dall’ alto ci fa comprendere l’evento, come avvenne per i pastori che, accogliendo la notizia dall’ angelo, corsero a vedere colui che era stato annunziato loro come “ il Salvatore ”.
In questa quarta domenica di Avvento, nell’ attesa del Signore, la liturgia ci presenta le figure di Maria e Giuseppe che, come modelli di fede, nelle loro vicende umane degli eventi vissuti, si fidano di Dio e, confortati dalle parole degli angeli, scorgono la sua volontà, la quale, nel realizzarsi, non esclude la collaborazione dell’uomo: Maria che, con il suo “ sì ”, si proclama l’umile serva del Signore, Giuseppe, « uomo giusto », che non ha paura di superare la giustizia legale, di affrontare i pregiudizi degli uomini, di accettare una simile paternità adottiva del bambino, dandogli il nome, conferendogli tutti i diritti legali e inserendolo nella discendenza della famiglia di Davide, come era stato promesso da Dio.
L’umile ascolto della Parola di Dio, l’ obbedienza della fede, l’adesione perfetta alla volontà di Dio: ecco le condizioni per ricevere e rivivere la grazia del Natale. Il grande modello è la Vergine Maria, nel cui grembo purissimo il Verbo di Dio si riveste di carne mortale per virtù dello Spirito Santo. E’ lo Spirito che agisce nella Chiesa, chiamata a portare nel mondo lo stesso Signore. Anche in noi, grazie alla fede, diviene presente il Verbo di Dio: le nostre opere lo attestano e lo donano agli altri.
Per ricevere la grazia e entrare nel mistero del Natale sono quindi necessarie quelle tre condizioni.
Nella preghiera della Colletta diciamo: « O Dio, Padre buono, che hai rivelato la gratuità e la potenza del tuo amore nel silenzioso farsi carne del Verbo nel grembo di Maria, donaci di accoglierlo con fede nell’ ascolto obbediente della tua parola della tua parola ».
Prima Lettura: Is 7,10-14
Isaia riferendo che Dio dice al re Acaz di chiedergli un segno dal profondo degli inferi oppure dall’ alto, il re non vuole tentare il Signore. Isaia allora profetizza alla casa di Davide dicendo: « Non vi basta stancare gli uomini, perché ora vogliate stancare anche il mio Dio ? Pertanto il Signore stesso vi darà un segno. Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio, che si chiamerà Emmanuele ».Il Signore, di fronte alla resistenza di Acaz che non vuole chiedere un segno come il profeta aveva riferito per volere di Dio, non perdendo la pazienza, promette lui il segno: il suo potente intervento e il suo amore faranno sì la promessa si realizzerà in Maria, che vergine, per opera dello Spirito Santo, concepirà un figlio, l’Emmanuele, il Dio con noi e non un uomo qualsiasi, vicino a Dio e investito della presenza di Dio: il Natale è sì il ricordo storico di quell’ evento, ma, nel mistero, egli si rende presente per opera dello Spirito in tutti coloro che lo accolgono con fede e amore.
Seconda Lettura: Rm 1,1-7.
Paolo, che si ritiene servo di Gesù Cristo, apostolo per chiamata dello stesso Signore per annunziare il Vangelo, esprime all’ inizio della sua lettera indirizzata ai Romani, la professione di fede in Cristo Gesù, « promesso nelle Sacre Scritture e nato dal seme di Davide secondo la carne, ma costituito Figlio di Dio con potenza, secondo lo Spirito di santità, in virtù della risurrezione dai morti ».Egli, per mezzo di Cristo, ha ricevuto la grazia di essere apostolo per suscitare in tutte le genti l’obbedienza della fede a gloria del suo nome e, quindi, anche in loro, a cui augura, essendo amati da Dio e santi per chiamata, grazia e pace da Dio Padre e dal Signore Gesù Cristo.
Paolo e tutti i cristiani, quindi, siamo chiamati per annunziare il Vangelo, cioè il messaggio di gioia che è il Signore Gesù, venuto a realizzare, nascendo tra noi, le promesse di salvezza che Dio ha fatto all’ umanità lungo i secoli. Viviamo allora intensamente l’attesa del Salvatore Gesù. Ringraziamo Dio per averci chiamato ad essere tutti apostoli e ministri, nell’ obbedienza della fede e nell’ adesione fiduciosa e piena alla Parola di Dio, a vantaggio di tutta la Chiesa e del mondo.
Vangelo: Mt 1,18-24.
Il Vangelo ci racconta di alcuni avvenimenti inerenti alla generazione di Gesù da parte di Maria, sua Madre, che promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme, per opera dello Spirito Santo si trovò incinta. Se Giuseppe, uomo giusto, per tale circostanza, poteva accusarla pubblicamente, pensò, però, per non esporla all’infamia, di ripudiarla in segreto. Ma, mentre considerava queste cose, un angelo del Signore, apparendogli in sogno, lo rassicurava dicendogli:« Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati ».
Così si compiva ciò che il Signore aveva preannunziato per mezzo della profezia: che una vergine avrebbe concepito e dato alla luce un figlio, a cui sarebbe stato dato il nome di Emmanuele, il Dio con noi. Giuseppe, allora, destatosi dal sonno, fece secondo l’ordine dell’angelo e prese con sé Maria come sua sposa.
Davanti ad un evento così straordinario, il concepimento del Figlio dell’Altissimo, puro dono della grazia nel grembo di Maria per opera dello Spirito Santo, Giuseppe più che assecondare la scelta di una legalità di giustizia mosaica e pensando di distaccarsi da Maria in segreto, confortato dall’angelo, che gli annunzia la volontà di Dio, sceglie di adempierla, adeguandosi per fede alla giustizia divina. Così assume Maria come sposa, farà da padre a Gesù dandogli la paternità legale, lo educherà nella sua famiglia e gli imporrà il nome Gesù, come gli ha detto l’angelo. L’obbedienza docile e pronta di Giuseppe nella fede fa di lui il modello di ogni credente, cioè di colui che pone la vita a servizio del progetto di Dio, per sé e per i fratelli.
MARIA IMMACOLATA, AVVOCATA DI GRAZIA E MODELLO DI SANTITA'.
8 DICEMBRE – SOLENNITA’ DELL’IMMACOLATA.
Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria.
Fin dai primi secoli la Chiesa ha formulato, tenendo conto di ciò che dicono i Vangeli, che Maria è la « piena di grazia », « la Madre del Salvatore », e che la si invoca, nella preghiera della Santa Maria, Madre di Dio: questa è l’essenza della sua fede intorno alla Madre di Gesù, espressa solennemente nel concilio di Efeso del 431. Già San Ireneo, salutando la vergine Maria come la « nuova Eva », ne aveva sostenuto l’immacolata concezione. Ma solo nel secolo XV la Chiesa l’ha dichiarata formalmente nelle liturgia, finché il papa Pio IX la definì come dogma di fede cattolica nel 1854.
Siamo scelti da Dio per essere santi e immacolati.
Nel nostro mondo, segnato dal male, dall’egoismo, dalla superbia, respiriamo una tara ereditaria, cominciata con il peccato originale, che ci predispone a compiere il male.
L’opera della salvezza in Maria e in noi..
« Dio, dice San Paolo, ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi mediante Gesù Cristo » ( Ef.). Così possiamo sperare di vincere il male, essendo inseriti con il Battesimo in una nuova solidarietà, realizzata dal Cristo morto e risorto, che ha vinto il male per noi. Per Cristo, allora, è possibile sconfiggere il male e la morte da parte di tutti.
Fin dal principio del suo esserci in questo mondo, Maria è stata preservata, per singolare privilegio, in previsione della morte redentiva di Cristo e della sua vittoria sulla morte, da ogni macchia di peccato, sia originale che di ogni altra forma.. Il sacrificio della croce, che agisce in noi, soggetti al peccato originale, per mezzo del Battesimo, ha agito in lei fin dal momento del concepimento come dono sovrabbondante e singolare di grazia, poiché è piena di grazia, ripiena « della potenza dell’Altissimo ». L’immacolata concezione proclama la bontà di Dio e precede ogni merito.
Ogni grazia è così: anche quella per la quale siamo rinati nel Battesimo. Con Maria l’umanità ritrova la strada del cammino di santità. Maria, quindi, ha raggiunto la salvezza fin dal primo momento del suo concepimento, poi ha acconsentito all’elezione di Dio con il suo “sì”, umile e disponibile, vivendo la grazia della Maternità divina, con la propria donazione al disegno di Dio, per cui Lei non poteva contenere ombra di peccato: Dio, essendo santo, rende santo tutto ciò che lo contiene.
Maria, adombrata dallo Spirito Santo, inizia, i tempi nuovi. Con il suo privilegio è la prima, ma non la sola, perché tutti siamo chiamati ad essere santi e immacolati davanti al Padre celeste. Lei è stata scelta non perché rimanesse da sola a contemplare il favore divino: ma perché questo favore si estendesse a tutto il genere umano, come diciamo nella preghiera iniziale della celebrazione: « O Padre, tu che hai preparato una degna dimora per il tuo Figlio e l’hai preservata da ogni peccato, concedi anche a noi di venire incontro a te in santità e purezza di spirito »
Maria, quindi, non è per questo privilegio distaccata dalla Chiesa. Al contrario in lei Dio ha « segnato l’inizio della Chiesa, sposa di Cristo senza macchia e senza ruga, splendente di bellezza ». Ella è, quindi, per tutti noi segno di speranza di potere raggiungere la salvezza. Mentre Maria, generando nella carne il Figlio di Dio, è stata privilegiata fin dalla sua immacolata concezione, noi nell’incontro di fede e di amore con Cristo, nei sentimenti e nella vita, possiamo imitare il suo esempio e raggiungere una pienezza di grazia, quando il peccato non avrà più nessun potere su di noi.
Prima Lettura: Gn 3,9-15.20
Una inimicizia radicale oppone il serpente, simbolo del male, e la donna con la sua discendenza: “ La sua stirpe ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno”. Dio lo promette, annunziando così la salvezza per l’umanità peccatrice. Essa si compirà quando il Figlio della donna, Gesù, nella sua Pasqua, vincerà il demonio. Ma questa vittoria incomincia con la concezione di Maria, la Madre di Dio, nella quale già si riflette la grazia della redenzione.
Seconda Lettura: Ef 1,3-6.11-12.
Fin dall’eternità Dio ci ha predestinati a essere suoi figli, a immagine e per opera del Figlio suo Gesù Cristo, cioè ci ha scelti per essere santi ed eredi con lui. Non è nostro merito ma una pura grazia. Così come è pura grazia la concezione immacolata di Maria., epifania dell’amore misericordioso che progetta l’uomo per l’intimità con Dio.
Vangelo: Lc 1.26-38.
Da sempre Maria è stata da Dio immensamente amata; per questo è piena di « piena di grazia ». All’annunzio dell’angelo non si ritrae, non diffida. Ascolta il piano divino e si affida alla potenza e alla forza del suo Spirito.
PREPARIAMO LA VIA DEL SIGNORE, RADDRIZZIAMO I SUOI SENTIERI,
4 DICEMBRE - 2a DOMENCA DI AVVENTO. Anno A
Il Natale, che ci apprestiamo a celebrare, è l’attuazione della promessa antica fatta da Dio, dopo il peccato originale, all’uomo: la promessa di un liberatore, nato dalla stirpe della donna che avrebbe vinto il tentatore e ridato in dono la vita divina. Non dobbiamo, allora, ridurre la preparazione che facciamo in questo avvento o la celebrazione del Natale a semplice ricordo, impegnati ad attività solo esteriori, a volte frenetiche, distrattive o peggio mondane e senza una attenta riflessione sul significato che esso ha, per purificare il cuore e accogliere la « sapienza che viene dal cielo », e così immergerci nel mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio che si fa uomo. Ricercare i beni celesti, divini, doni che vengono dall’alto: come pace, accogliendo il Principe della Pace, l’Emanuele, il Dio con noi, il divino che viene a noi per elevarci alla dignità della figliolanza divina, il Giusto che farà germogliare la giustizia di Dio sulla terra.
Nella Colletta preghiamo il Padre celeste dicendo: « O Padre, che hai fatto germogliare sulla terra il Salvatore e su di lui hai posto il tuo Spirito, suscita in noi gli stessi sentimenti di Cristo, perché portiamo frutti di giustizia e di pace ».
Prima Lettura: Is 11,1-10.
Isaia, nel brano che la liturgia oggi ci fa ascoltare, ci preannunzia gli effetti benefici che avrà la terra e gli uomini, con l’avvento di un « virgulto che germoglierà dal tronco di Iesse», su cui si poserà lo Spirito del Signore. Egli si compiacerà del timore del Signore, « non giudicherà secondo le apparenze e non prenderà decisioni per sentito dire: ma giudicherà con giustizia i miseri e prenderà decisioni eque per gli umili della terra. Percuoterà il violento con la verga della bocca, con il soffio del sue labbra ucciderà l’empio »; la giustizia e la fedeltà saranno attorno ai suoi lombi. Gli uomini, simboleggiati negli animali descritti dal profeta, vivranno in fraternità: il lupo con l’agnello, il leopardo e il capretto, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme, come anche la mucca e l’orsa; il leone ci ciberà di paglia come il bue, il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide. Poiché la conoscenza del Signore riempirà la terra non si agirà più iniquamente né si saccheggerà sul santo monte del Signore. Allora la radice di Iesse si eleverà a vessillo e le nazioni la ricercheranno.
Il Messia che viene preannunziato, ripieno dei doni dello Spirito, porterà la pace e darà anche ai credenti lo stesso Spirito attraverso i sacramenti, perché li riempia dell’amore che elimina dai rapporti umani ogni astio, risentimento e li rende capaci di perdonare.
Seconda Lettura: Rm 15,4-9
Esorta san Paolo i Romani a tenere viva la speranza mediante le virtù della perseveranza e della consolazione, come insegnano le Scritture, affinché il Dio della consolazione e della perseveranza conceda loro di avere gli uni verso gli altri gli stessi sentimenti di Gesù Cristo, per rendere lode a Dio, padre di Gesù, con « un solo animo e una sola voce rendere gloria a Dio». Conceda, inoltre, che siano accoglienti gli uni verso gli altri come Dio accoglie loro, perché mentre Cristo, divenendo servitore dei circoncisi, ha mostrato la fedeltà di Dio nel compiere le promesse fatte ai padri, così le genti tutte glorifichino Dio per la sua misericordia usata loro, come sta scritto: « Per questo ti loderò fra le genti e canterò inni al tuo nome ». Così anche noi, uniti nel glorificare Dio con gli stessi sentimenti di Gesù che è venuto nel mondo spinto dall’amore per accoglierci come fratelli, ci porremo al servizio gli uni gli altri.
Vangelo: Mt 3,1-12.
Oggi il Vangelo ci fa giungere la voce di Giovanni il Battista che predicava nel deserto della Giudea chiedendo a chi accorreva di convertirsi perché il regno dei cieli era vicino. Egli era colui che Isaia aveva profetizzato: « Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri!». Da Gerusalemme, da tutta la Giudea e dalla zona del Giordano, tutti accorrevano a lui, che nel deserto viveva vestito di peli cammello con una cintura di pelle ai fianchi e mangiava cavallette e miele, per farsi battezzare confessando i peccati. Rivolgendosi a farisei e sadducei che, apostrofandoli come “razza di vipere”, credevano di poter sfuggire all’ira imminente di Dio, li invitava a dare frutti di conversione, perché un albero che non porta buoni frutti viene tagliato e bruciato e a non credere di potersi salvare dicendo di avere Abramo per padre, perché Dio avrebbe potuto far sorgere figli ad Abramo anche dalle pietre. Diceva ancora che, se egli battezzava con acqua, veniva uno dopo di lui, più forte, a cui non era degno neppure di portagli in sandali e li avrebbe battezzati in Spirito Santo e fuoco. E come il contadino, che nell’aia pulisce il frumento per conservarlo nel granaio e brucia la paglia con il fuoco, così avrebbe fatto lui con coloro che non accettano di convertirsi. Fare penitenza, come anche a noi dice Giovanni il Battista, in questo tempo di avvento, significa preparare il nostro cuore ad accogliere colui che è venuto, come “ Agnello di Dio ”, a togliere i peccati degli uomini e a rinnovare la vita di questa umanità. Questo avviene attraverso un lavacro nuovo, il battesimo che, per l’opera dello Spirito Santo, ci lava dalle colpe e ci rigenera nella grazia e nell’amore di Dio. Davanti al giudizio di Dio non possiamo, certo, misconoscere le nostre colpe. né possiamo sottrarci alla condanna, qualora rifiutassimo di convertirci. Viviamo allora questo nuovo Natale del Signore, rinnovando la nostra vita, i nostri sentimenti e conformandoli a quelli di Cristo Gesù, che vuole nascere nel nostro cuore.
AVVENTO DEL SIGNORE: TEMPO PER RICOMINCIARE IL CAMMINO DI SALVEZZA.
27 NOVEMBRE - 1a DOMENICA D’AVVENTO. Anno A
L'AVVENTO DEL SIGNORE: TEMPO PER RICOMINCIARE IL CAMMINO DI SALVEZZA.
Ne l tempo dell’Avvento ripercorriamo il cammino dell’umanità dalle origini fino a Cristo. Così i cristiani vivono, attraverso i segni sacramentali, l’attesa del Signore.
L’attesa del Signore che viene è segno e sacramento di salvezza.
Con l’Avvento inizia per la Chiesa il nuovo anno liturgico. I cristiani riprendono a meditare i misteri, i gesti della vita del Signore, dall’attesa alla nascita, alla vita pubblica, alla passione, morte e risurrezione e al tempo della Chiesa dalla Pentecoste alla fine dei tempi (Parusia).
Questi misteri del Signore non sono lontani nel tempo, sepolti nel passato. Quello che il Signore ha compiuto, nell'oggi della sua eternità, il suo valore, la grazia della salvezza rimane ancora. Nella celebrazione liturgica dei misteri del Signore deve crescere in noi la nostra conformità a Cristo, Signore del tempo, il quale non tramonta e, soprattutto nel sacramento dell’Eucaristia, celebrata di domenica in domenica, vi attingiamo la grazia della salvezza per vivere, nel nostro oggi quotidiano, secondo il progetto che il Padre ha realizzato per mezzo del suo Figlio.
L’Avvento è il tempo dell’attesa del Signore che viene nel Natale, per cui dobbiamo prepararci spiritualmente alla sua venuta. Riascoltando le parole dei profeti, che ci preannunziano questa venuta, riviviamo la speranza dei giusti; la fede di coloro che hanno accolto l’invito del Battista a preparare il cuore ad accogliere colui che sarebbe stato più grande di lui, di cui era precursore; ci uniamo a Maria e Giuseppe. Come loro, anche noi siamo chiamati da Dio Padre ad accogliere il suo Figlio, mandato, nel suo immenso amore per gli uomini, a redimerci da peccato e a renderci suoi figli donandoci con la grazia la vita divina: bisogna, allora, liberare i nostri cuori dagli ostacoli che si frappongono alla sua venuta.
Il Signore, nato umile e povero a Betlemme, viene in noi continuamente tutte le volte che apriamo il nostro cuore al suo amore, alla sua Parola, ai suoi gesti sacramentali. Ma in questo tempo dell’Avvento rendiamoci più attenti, vigilanti, per non lasciar passare invano questo tempo in cui il Signore bussa alla porta dei nostri cuori e ci invita a rimanere con lui. Nella preghiera più intensa, vigile e attenta saremo più pronti ad accogliere il Signore, che viene e ci offre la sua amicizia.
In queste prime domeniche, la liturgia ancora ci fa ripensare alla venuta di Gesù come giudice, che varrà alla fine dei tempi quando la storia sarà conclusa, il cammino della Chiesa giungerà alla meta e la speranza del premio eterno cesserà. Ma poiché per ognuno di noi l’incontro con Cristo avviene nel momento della nostra morte, viviamo in questo nostro tempo non praticando scelte sbagliate. Scuotiamoci dal nostro torpore, accogliamo l’invito dell’Apostolo Paolo a svegliarci dal sonno, a riprendere il cammino di fedeltà, con le lampade della fede, della speranza e della carità accese e con il vivo desiderio di incontrarlo, così da non farci sorprendere impreparati.
La Chiesa, Sposa di Gesù, attende il suo Sposo. In questo cammino non possiamo dissiparci, dimenticare Cristo che vuole continuare a rinascere in noi con i suoi sentimenti, i suoi comportamenti, mentre lo ricordiamo nell’avvenimento della sua nascita storica tra noi. Dobbiamo allora riprendere a vivere nella fedeltà a lui e attenderlo nella preghiera, nella speranza, attraverso opere compiute nella vera giustizia divina, nella carità e fraternità, così come la Parola di Dio ci ripropone.
Nella preghiera iniziale della Colletta preghiamo dicendo: « O Dio, che per radunare tutti i popoli nel tuo regno hai mandato il tuo Figlio nella nostra carne, donaci uno spirito vigilante, perché, camminando sulle tue vie di pace, possiamo andare incontro al Signore quando verrà nella gloria ».
Prima Lettura: Is 2,1-5-
Il profeta Isaia, nella visione profetica che ricevette su Gerusalemme, dice che alla «Fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo sulla cima dei monti e s’innalzerà sopra i colli, e ad esso affluiranno tutte le genti ». Molti popoli vorranno salire al monte del Signore, « al tempio del Dio di Giacobbe, perché ci insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri », riconoscendo che da Sion sarebbe uscita la legge e da Gerusalemme la parola del Signore.
Il Signore farà da giudice e da arbitro fra i popoli e questi, spezzando le spade, ne faranno aratri e con le lance falci; né le nazioni si alzeranno più a combattersi tra loro e non impareranno più l’arte della guerra: cammineranno a luce del Signore. Tutti saranno, secondo questa visione profetica, chiamati ad accostarsi non certo alla Gerusalemme terrena ma, - come dice Gesù - ad un nuovo tempio, che sarà costruito su di lui, come “pietra angolare” , secondo l’espressione di san Pietro. Tutti saranno invitati ad andare verso di lui, da cui sorgerà una nuova umanità, e in cui non ci saranno più discordie ma si collaborerà nella pace.
Seconda Lettura: Rm 13,11-14.
San Paolo scrive ai Romani e li esorta a svegliarsi dal sonno, nella consapevolezza che ormai la salvezza è più vicina di quando si è diventati credenti. E paragonando la prossima manifestazione del Signore come “ il giorno ” e la sua attesa come “ notte avanzata ”, li invita a gettare via « Le opere delle tenebre » e ad indossare « le armi della luce », a comportarsi «onestamente come in pieno giorno: non in mezzo a orge e ubriachezze, non fra lussurie e impurità, non in litigi e gelosie ». In una parola a rivestirsi dei sentimenti e dei comportamenti del Signore Gesù Cristo. Tutti siamo esor- tati in questo Avvento, nell’attesa di incontrare il Signore, in maniera sacramentale, nel prossimo Natale, ad uscire dal sonno della nostra pigrizia, del peccato e a camminare nella luce del Signore, che la liturgia osanna come “Sole che sorge dall’oriente a diradare le tenebre del male”. Nel Natale dobbiamo rinnovare il nostro cuore, rivestirci dei sentimenti del Signore.
Vangelo: Mt 24,37-44.
Gesù, ricordando i giorni di Noè, in cui gli uomini, nei giorni precedenti il diluvio, mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito ed essi, fino a quando egli entrò nell’arca, non si accorsero di nulla e il diluvio li inghiottì tutti, così sarà anche, - dice - alla venuta del Figlio dell’uomo. Nel momento in cui questa avverrà, tra due uomini che sono nel campo uno sarà preso e l’altro lasciato; tra due donne che macinano alla mola una sarà presa e l’altra lasciata. Allora, esorta Gesù, bisogna vegliare perché non si sa in quale giorno il Signore verrà. Bisogna essere pronti e vigilanti, allora, per la venuta del Figlio dell’Uomo, come un padrone di casa che se sa in quale ora della notte viene il ladro non si lascia scassinare la casa, perché non viene preso di sorpresa. Non sapendo quando avviene il nostro incontro con il Signore, alla fine della nostra esistenza terrena, è necessario essere pronti e vigilanti, per cui non temeremo di incontrarlo.
AVVISI PARROCCHIALI
DAL 29 NOV. AL 7 DICEMBRE - NOVENA DELL'IMMACOLATA - ORE 18.30
IL 13 DICEMBRE : MEMORIA DI SANTA LUCIA. (di cui abbiamo il mosaico) - Santa Messa - ORE 18.30
DAL 16 AL 24 NOVENA DEL SANTO NATALE: Santa Messa - ORE 18.30.
NOTA BENE: Se nei quartieri viene realizzata tra tradizionale Novena con i musicanti, (sarà celebrata, nei vari giorni, ( previo accordo con il parroco), la Novena che si celebra in Parrocchia.
SOLENNITÀ DI CRISTO RE DELL'UNIVERSO: « CHIAMATI A PARTECIPARE ALLA SORTE DEI SANTI NELLA LUCE.
20 NOVEMBRE – SOLENNITÀ DI CRISTO RE DELL'UNIVERSO
« SIAMO CHIAMATI A PARTECIPARE ALLA SORTE DEI SANTI NELLA LUCE »
In questa ultima domenica dell’anno liturgico, la Chiesa celebra la solennità di Cristo, Re dell’universo, la cui regalità si costruisce giorno per giorno con la grazia e l’impegno di testimoniarlo con la fede e la carità operosa verso Dio e i fratelli. La regalità del Signore Gesù non si fonda come le potenze di questo mondo con la violenza o le armi, ma con il suo sacrificio sulla croce, perché egli «Sacrificando se stesso immacolata vittima di pace sull’altare della croce è diventato Signore » e con la sua resurrezione ha realizzato il progetto salvifico del Padre a favore dell’umanità intera.
Questo regno, fondato sulla riconciliazione dell’umanità operata da Cristo con il Padre, nelle vicende tristi e dolorose, che la storia spesso ci fa sperimentare e agli occhi di tanti, sembra che neppure sia presente nel mondo. In realtà è presente e vi fanno parte quelli che si uniscono alla passione di Cristo e, vivendo nella giustizia e nella carità, sono disposti a donare la propria vita come il Cristo e a porsi al servizio dell’uomo nelle sua necessità spirituali e materiali, secondo il suo stile ed esempio.
Nella Colletta di questa solennità preghiamo dicendo: « O Dio Padre, che ci hai chiamati a regnare con te nella giustizia e nell’amore, liberaci dal potere delle tenebre perché seguendo le orme del tuo Figlio, possiamo condividere la sua gloria nel paradiso ».
2 Sam 5,1-3.
Il brano di Samuele ci ricorda quello che fecero le tribù d’Israele alla morte di Saul, loro primo re. Si recarono in Ebron, dove regnava Davide e, riconoscendosi « ossa delle sue ossa e carne della sua carne », e, inoltre, che aveva guidato Israele durante il regno di Saul e ciò che gli aveva detto il Signore: “Tu pascerai il mio popolo Israele, tu sarai capo d’Israele” , conclusero con lui un’alleanza davanti al Signore e lo unsero re di Israele. La regalità di Davide, pur essendo voluta da Dio, non sarà priva di infedeltà e di numerose ambiguità. Ma un suo discendente, Gesù, il Messia, sarà un re fedele e un pastore perfetto, che guiderà il nuovo Israele e realizzerà, dopo Davide, « suo padre», una regalità secondo il volere di Dio e che non avrà fine.
Col 1,12-20.
Paolo, dopo aver esortato i Colossési a ringraziare Dio che li ha resi partecipi della sorte dei santi nella luce, ricorda come Dio, li ha liberati dal potere delle tenebre e trasferiti nel regno del suo Figlio, per mezzo del quale gli uomini hanno la redenzione e il perdono dei peccati. Ricorda inoltre che Gesù è immagine del Dio invisibile, il primogenito della creazione, perché tutte le cose, celesti e terrestri, visibili e invisibili: « Troni, Dominazioni, Principati e Potenze sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono ». Ancora. Ricordando che Gesù è capo della Chiesa, suo corpo, che « è principio, primogenito di quelli che risorgono dai morti» perché è lui che ha il primato di tutte le cose, dice che « è piaciuto a Dio che abiti in Lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose » avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose della terra sia quelle dei cieli.
Paolo professa che Dio, per mezzo e in vista del Figlio, generato non creato e che si è fatto carne, ha creato tutti gli esseri e lo ha posto come modello e primogenito di coloro che risorgono dai morti. Ha dato al Figlio la signoria su tutto il creato avendolo riconciliato con il sangue della sua croce: così tutto, uomini e cose, converge nel Cristo e tutto è riconciliato con il Padre. Pur non comprendendo pienamente questo mistero di redenzione e riconciliazione, tutte le cose sono state liberate dal male ed entrano a far parte del regno di Dio, non per un diritto o potere che esse hanno, ma perché riscattate nella morte di Cristo.
Vangelo: Lc 23,35-43.
La scena della crocifissione del Cristo, descritta da Luca, ci rappresenta una varietà di personaggi che sono in rapporto con Signore crocifisso. Il popolo, che in diverse occasioni era stato spettatore entusiasta delle opere benefiche e dei discorsi di Gesù, e che, davanti alla richiesta di Ponzio Pilato, se liberarlo o meno, aveva gridato: « Crocifiggilo! Crocifiggilo! », dice l’Evangelista: « Sta a guardare ». I capi del popolo, che erano stati capaci di farlo condannare, lo deridono dicendo: « Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto ». Pure i soldati lo deridono e, accostandogli la canna inzuppata d’aceto, affermano, anche se inconsapevolmente: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso«. Ancora. La scritta sulla croce dice: «Costui è il re dei Giudei ». E dei due malfattori, crocifissi con lui, uno lo insulta dicendogli: « Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi! »; l’altro, invece, rimproverandolo perché, condannato alla stessa pena, non ha nessun timore di Dio e ritenendo Gesù innocente per non aver fatto nulla di male, dice a Gesù: « Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno ». E Gesù gli risponde:« In verità io ti dico: oggi sarai con me in paradiso ». Sulla croce la regalità di Cristo sembra quella di un uomo sconfitto, senza potere né gloria. Non un vincitore ma un vinto, oggetto di scherno, di uno che ha la pretesa di essere re, ma che viene considerato re per burla. Solo il buon ladrone, condannato come Gesù, sa scoprire in lui la regalità di in re innocente, di uno che non ha fatto nulla di male e a cui si affida e raccomanda, perché lo riceva nel suo regno. A questa confidenza Gesù risponde assicurandogli che, in quel giorno stesso della loro morte, lo accoglierà nel suo regno, nel paradiso. Anche noi peccatori, se riconosciamo in « Colui che hanno trafitto » e che attira a sé, il Cristo, il Salvatore e il Re dell’universo e ci affidiamo a lui con assoluta fiducia, potremo sperare di essere un giorno nel suo regno. Anche le colpe, le più gravi, non devono far disperare nessun uomo, perché siamo stati acquistati dal suo amore a prezzo del suo sangue, sparso per la nostra salvezza: dobbiamo solo avere una fede forte e assoluta.