





GESÙ CRISTO, ACQUA VIVA CHE DISSETA IN ETERNO.
12 – MARZO - III DOMENICA DI QUARESIMA
Cristo, fonte di acqua viva.
In un mondo pervaso dal peccato e dalle divisione Gesù annunzia la salvezza. Nella incapacità ad essere fedele a Dio e ai valori profondi dell’uomo, la nostra umanità è divisa da appartenenza etniche, religiose e siamo, nella nostra debolezza, invasi dalla sfiducia. Cristo, davanti al peccato dell’uomo, che nella Samaritana ha un prototipo, rivolge verso di lui in suo amore, per renderlo capace di amare Dio e di adorarlo in spirito e verità. Cristo, in questa Quaresima ci chiama a fare un cammino di conversione e non ci abbandona alla solitudine della nostra colpa. Ci offre la sua misericordia, come un giorno alla Samaritana ha offerto l’ acqua che purifica e rigenera, cioè lo Spirito Santo, che sarebbe scaturito dal suo fianco aperto sulla croce.
L’acqua, come simbolo ambivalente, nella Bibbia, se nel diluvio è stata simbolo apportatrice di morte, solitamente è considerata come il simbolo della vita, della Parola di Dio, della Legge, dello Spirito Santo.
Gesù ancora adesso elargisce « all’umanità riarsa l’acqua viva della grazia », così noi diventiamo « tempio vivo » dell’amore di Dio. Il cammino della conversione, della ripresa interiore, della riparazione della colpa passa attraverso il digiuno, la preghiera e le opere della carità fraterna. Su questa strada – quando non si limita ad essere proclamata nella liturgia, ma diventa esperienza concreta di vita – viene vinto il nostro egoismo e infranta « la durezza della mente e del cuore ».
Nella Colletta di questa eucaristia domenicale preghiamo Dio dicendo: « O Dio, sorgente della vita, che offri all’umanità l’acqua viva della tua grazia, concedi al tuo popolo di confessare che Gesù è il salvatore del mondo e di adorarti in spirito e verità ».
Prima Lettura: Es 17,3-7
Gli ebrei, di fronte ai disagi del deserto, presi dalla sfiducia in Mosè, mormorano e contestano Mosè, e di conseguenza Dio stesso. Così più che riconoscere che l’esodo sia stato una grazia lo ritengono un gesto irresponsabile:« Perché ci ha fatti salire dall’Egitto per farci morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame? ». Dio, davanti alle lamentele di Mosè che gridò al Signore dicendo: « Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno », placa la protesta e comanda a Mosè di passare davanti al popolo con alcuni anziani, e con il bastone in mano, come aveva percosso il Nilo, percuotere la roccia sull’Oreb. Così con l’acqua che scaturisce dalla roccia, segno della sua presenza in mezzo al popolo liberato, soddisfa la loro sete..
Anche noi, in certi momenti bui e tristi della vita, ci sentiamo come gli ebrei, quando pare che Dio ci abbia abbandonato e non ci viene incontro nelle necessità.. Allora ricordandoci dell’esempio di Gesù nel deserto e della sua fiducia nella Parola di Dio, del suo consenso alla volontà del Padre, possiamo anche noi abbandonarci a Dio e certamente Egli ci verrà incontro.
Seconda Lettura : Rm 5,1-2.5-8.
San Paolo ci ricorda che, essendo per fede giustificati da Dio, siamo in pace con lui per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo e, avendo pure accesso alla sua grazia, siamo saldi nella speranza della gloria di Dio. Mentre, infatti, eravamo ancora deboli Cristo è morto per gli empi e, se « Ora, si trova a stento qualcuno disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona », Dio dimostra il suo amore per gli uomini, perché per mezzo di Gesù, suo Figlio che muore sulla croce per noi peccatori, ci ha riconciliati con sé e giustificati. Di fronte a un amore così grande, che è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo non dobbiamo lasciare spazio ad alcun timore. In questo amore incondizionato di Dio per noi, la nostra speranza ha un fondamento incrollabile e non potrà andare incontro a delusione.
Questa è la condizione del cristiano. Spesso, non ce ne rendiamo conto, e allora conduciamo un’esistenza inquieta, insoddisfatta e superficiale.
Vangelo : Gv 4,5-42.
Gesù, in cammino verso la Samaria, stanco, sì per il viaggio, ma soprattutto per il lavoro apostolico, si siede al pozzo di Giacobbe, dove attende la donna Samaritana, a cui chiede da bere. Egli, però, non ha sete tanto di acqua, quanto della salvezza della donna, a cui promette di dare lui dell’acqua.
E così, via via che la donna samaritana si libera della sua diffidenza verso il Giudeo Gesù, le appare il mistero di Cristo, che non è più lo straniero e il nemico che chiede da bere, ma come colui che è il « pozzo dell’acqua viva », che dona lo Spirito. Essa, allora, assetata, gli chiede: « Signore, dammi di quest’acqua, perché io non abbia più sete »( Gv 4,15). E Gesù, per la donna, a conclusione del colloquio, non è tanto un profeta che dice che Dio va adorato in spirito e verità, ma è il Messia stesso, che le ha rivelato tutta la sua vita passata. E’ per la Samaritana la scoperta, che anche noi siamo chiamati a fare, del Cristo, « sorgente dello Spirito che lava le colpe, soddisfa il cuore; Messia al quale ci associamo per dedicarci al Padre con un amore rinnovato dallo Spirito Santo »..La donna, dopo aver trovato la vera acqua, si fa missionaria verso i suoi concittadini: lascia l’anfora con cui attingeva l’acqua materiale, per avere quella che Gesù le dà e che le estingue la sete, e, andando a chiamare gli altri, desidera che anche questi siano dissetati dalla medesima acqua.
Se inizialmente i samaritani vogliono conoscere Gesù per le parole della donna, a cui Gesù aveva detto il suo passato, quando incontrano Gesù anch’essi restano ammirati, lo invitano a restare con loro, e le dicono: « Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo ».
La ricerca spirituale di Dio porta con sé la scoperta della propria umanità nella sua fragilità, per cui solo così ci si può aprire ad accogliere la salvezza, che estingue la fame e la sete di Dio, come scrive Isaia: « Non li colpirà più né la fame né l’arsura né il sole, perché colui che ha misericordia di loro li guiderà, li condurrà alle sorgenti d’acqua »( Is 49-10)
Nel deserto dell’esistenza, in cui sperimentiamo la fame e la sete di gioia, di pienezza di vita, di valori perenni e di ricerca di Dio, se la testimonianza dei cristiani può stimolare altri ad andare a Lui, solo con l’esperienza diretta di Dio e sostando con Gesù si può estinguere la sete di Lui, si può giungere alla professione di fede e dire come i samaritani: « E’ veramente il salvatore del mondo »
Anche Gesù ha sete, causata dalla sua missione per la salvezza dell'umanità e per cui assume la natura umana: così nel massimo della sua rivelazione, nell’ora della prova, della sofferenza e della croce, dirà ancora una volta: « Ho sete» (Gv 19,28).
Gesù prende su di sé la sete della Samaritana e di tutto l’uomo , la sua lontananza da Dio, il suo peccato e la stessa ricerca di Dio. Egli non è venuto per giudicare o condannare l’uomo, ma indica a tutti che la ricerca di Dio non può che passare attraverso il riconoscimento doloroso della propria fragilità e del proprio peccato.
GESÙ CRISTO, ACQUA VIVA CHE DISSETA IN ETERNO.
12 – MARZO - III DOMENICA DI QUARESIMA
Cristo, fonte di acqua viva.
In un mondo pervaso dal peccato e dalle divisione Gesù annunzia la salvezza. Nella incapacità ad essere fedele a Dio e ai valori profondi dell’uomo, la nostra umanità è divisa da appartenenza etniche, religiose e siamo, nella nostra debolezza, invasi dalla sfiducia. Cristo, davanti al peccato dell’uomo, che nella Samaritana ha un prototipo, rivolge verso di lui in suo amore, per renderlo capace di amare Dio e di adorarlo in spirito e verità. Cristo, in questa Quaresima ci chiama a fare un cammino di conversione e non ci abbandona alla solitudine della nostra colpa. Ci offre la sua misericordia, come un giorno alla Samaritana ha offerto l’ acqua che purifica e rigenera, cioè lo Spirito Santo, che sarebbe scaturito dal suo fianco aperto sulla croce.
L’acqua, come simbolo ambivalente, nella Bibbia, se nel diluvio è stata simbolo apportatrice di morte, solitamente è considerata come il simbolo della vita, della Parola di Dio, della Legge, dello Spirito Santo.
Gesù ancora adesso elargisce « all’umanità riarsa l’acqua viva della grazia », così noi diventiamo « tempio vivo » dell’amore di Dio. Il cammino della conversione, della ripresa interiore, della riparazione della colpa passa attraverso il digiuno, la preghiera e le opere della carità fraterna. Su questa strada – quando non si limita ad essere proclamata nella liturgia, ma diventa esperienza concreta di vita – viene vinto il nostro egoismo e infranta « la durezza della mente e del cuore ».
Nella Colletta di questa eucaristia domenicale preghiamo Dio dicendo: « O Dio, sorgente della vita, che offri all’umanità l’acqua viva della tua grazia, concedi al tuo popolo di confessare che Gesù è il salvatore del mondo e di adorarti in spirito e verità ».
Prima Lettura: Es 17,3-7
Gli ebrei, di fronte ai disagi del deserto, presi dalla sfiducia in Mosè, mormorano e contestano Mosè, e di conseguenza Dio stesso. Così più che riconoscere che l’esodo sia stato una grazia lo ritengono un gesto irresponsabile:« Perché ci ha fatti salire dall’Egitto per farci morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame? ». Dio, davanti alle lamentele di Mosè che gridò al Signore dicendo: « Che cosa farò io per questo popolo? Ancora un poco e mi lapideranno », placa la protesta e comanda a Mosè di passare davanti al popolo con alcuni anziani, e con il bastone in mano, come aveva percosso il Nilo, percuotere la roccia sull’Oreb. Così con l’acqua che scaturisce dalla roccia, segno della sua presenza in mezzo al popolo liberato, soddisfa la loro sete..
Anche noi, in certi momenti bui e tristi della vita, ci sentiamo come gli ebrei, quando pare che Dio ci abbia abbandonato e non ci viene incontro nelle necessità.. Allora ricordandoci dell’esempio di Gesù nel deserto e della sua fiducia nella Parola di Dio, del suo consenso alla volontà del Padre, possiamo anche noi abbandonarci a Dio e certamente Egli ci verrà incontro.
Seconda Lettura : Rm 5,1-2.5-8.
San Paolo ci ricorda che, essendo per fede giustificati da Dio, siamo in pace con lui per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo e, avendo pure accesso alla sua grazia, siamo saldi nella speranza della gloria di Dio. Mentre, infatti, eravamo ancora deboli Cristo è morto per gli empi e, se « Ora, si trova a stento qualcuno disposto a morire per un giusto; forse qualcuno oserebbe morire per una persona buona », Dio dimostra il suo amore per gli uomini, perché per mezzo di Gesù, suo Figlio che muore sulla croce per noi peccatori, ci ha riconciliati con sé e giustificati. Di fronte a un amore così grande, che è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo non dobbiamo lasciare spazio ad alcun timore. In questo amore incondizionato di Dio per noi, la nostra speranza ha un fondamento incrollabile e non potrà andare incontro a delusione.
Questa è la condizione del cristiano. Spesso, non ce ne rendiamo conto, e allora conduciamo un’esistenza inquieta, insoddisfatta e superficiale.
Vangelo : Gv 4,5-42.
Gesù, in cammino verso la Samaria, stanco, sì per il viaggio, ma soprattutto per il lavoro apostolico, si siede al pozzo di Giacobbe, dove attende la donna Samaritana, a cui chiede da bere. Egli, però, non ha sete tanto di acqua, quanto della salvezza della donna, a cui promette di dare lui dell’acqua.
E così, via via che la donna samaritana si libera della sua diffidenza verso il Giudeo Gesù, le appare il mistero di Cristo, che non è più lo straniero e il nemico che chiede da bere, ma come colui che è il « pozzo dell’acqua viva », che dona lo Spirito. Essa, allora, assetata, gli chiede: « Signore, dammi di quest’acqua, perché io non abbia più sete »( Gv 4,15). E Gesù, per la donna, a conclusione del colloquio, non è tanto un profeta che dice che Dio va adorato in spirito e verità, ma è il Messia stesso, che le ha rivelato tutta la sua vita passata. E’ per la Samaritana la scoperta, che anche noi siamo chiamati a fare, del Cristo, « sorgente dello Spirito che lava le colpe, soddisfa il cuore; Messia al quale ci associamo per dedicarci al Padre con un amore rinnovato dallo Spirito Santo »..La donna, dopo aver trovato la vera acqua, si fa missionaria verso i suoi concittadini: lascia l’anfora con cui attingeva l’acqua materiale, per avere quella che Gesù le dà e che le estingue la sete, e, andando a chiamare gli altri, desidera che anche questi siano dissetati dalla medesima acqua.
Se inizialmente i samaritani vogliono conoscere Gesù per le parole della donna, a cui Gesù aveva detto il suo passato, quando incontrano Gesù anch’essi restano ammirati, lo invitano a restare con loro, e le dicono: « Non è più per i tuoi discorsi che noi crediamo, ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo ».
La ricerca spirituale di Dio porta con sé la scoperta della propria umanità nella sua fragilità, per cui solo così ci si può aprire ad accogliere la salvezza, che estingue la fame e la sete di Dio, come scrive Isaia: « Non li colpirà più né la fame né l’arsura né il sole, perché colui che ha misericordia di loro li guiderà, li condurrà alle sorgenti d’acqua »( Is 49-10)
Nel deserto dell’esistenza, in cui sperimentiamo la fame e la sete di gioia, di pienezza di vita, di valori perenni e di ricerca di Dio, se la testimonianza dei cristiani può stimolare altri ad andare a Lui, solo con l’esperienza diretta di Dio e sostando con Gesù si può estinguere la sete di Lui, si può giungere alla professione di fede e dire come i samaritani: « E’ veramente il salvatore del mondo »
Anche Gesù ha sete, causata dalla sua missione per la salvezza dell'umanità e per cui assume la natura umana: così nel massimo della sua rivelazione, nell’ora della prova, della sofferenza e della croce, dirà ancora una volta: « Ho sete» (Gv 19,28).
Gesù prende su di sé la sete della Samaritana e di tutto l’uomo , la sua lontananza da Dio, il suo peccato e la stessa ricerca di Dio. Egli non è venuto per giudicare o condannare l’uomo, ma indica a tutti che la ricerca di Dio non può che passare attraverso il riconoscimento doloroso della propria fragilità e del proprio peccato.
LA GLORIA DEL FIGLIO TRASFIGURATO AMMIRIAMOLA, MA DOBBIAMO ASCOLTARLO!
5 MARZO – 2a DOMENICA DI QUARESIMA
Oggi Gesù, nella trasfigurazione sul Tabor, viene presentato dal Padre come il Figlio amato: ed è a lui che dobbiamo aderire e sulla sua parola fondare la nostra esistenza. Tutto l’Antico Testamento, con la sua legge e la sua profezia, ha in lui il suo compimento. Ma andare dietro a Cristo significa assumere « nella nostra vita il mistero della croce », poiché per mezzo di essa ci è stato consegnato, perché i nostri peccati fossero rimessi. Se questo itinerario, che compiamo nella fede e nella speranza, è difficile, intravediamo però nel nostro pellegrinaggio terreno, in Gesù che si trasfigura, i riverberi della gloria del Risorto.
Nella preghiera della Colletta di questa seconda Domenica diciamo: « O Dio, che hai chiamato alla fede i nostri padri e per mezzo del Vangelo hai fatto risplendere la vita,, aprici all’ascolto del tuo Figlio, perché, accogliendo in noi il mistero della croce, possiamo essere con lui trasfigurati nella luce ».
Prima Lettura: Gn 12,1-4
Dio, irrompendo nella vita di Abramo, gli dice:« Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò ». Così gli dischiude orizzonti umanamente nuovi e gli promette che da lui farà uscire una grande nazione, lo benedirà e renderà grande il suo nome. Abramo, affidandosi a Lui, abbandona le proprie sicurezze, il paese, la casa: è un passato che deve tramontare e deve incominciare una nuova vita in una nuova terra, con la promessa di un discendente, da cui uscirà un popolo che porta in sé la benedizione di Dio: « In te si diranno benedette tutte le famiglie della terra ». Da lui sarebbe sorto Gesù Cristo, che è l’apice della sua discendenza, il senso e il fine del beni promessi ad Abramo.
Abramo, quindi, lasciandosi guidare dalla parola di Dio, obbedisce e parte, con coraggio e fiducia in Lui, che lo chiama per realizzare un futuro che lo attende. Dio chiede al Abramo, come ad ognuno di noi, un cammino di conversione al suo progetto: ecco il frutto della fede, che diviene operosa e che trasforma la vita. Scommettendo e investendo la propria vita su questa chiamata, il Signore chiede di mettere in crisi le nostre certezze, sorretti però dalla fede in Dio che, come afferma Paolo, « ci ha salvati secondo il suo progetto e la sua grazia », donandoci grazia e misericordia in Cristo suo Figlio e inserendoci nella sua volontà salvifica.
Seconda Lettura: 2 Tm 1,8-10.
Non si può essere veri apostoli, veri discepoli di Cristo, se non si soffre per il Vangelo, come ha fatto Paolo che, invitando Timoteo a superare ogni avvili- mento e ad accettare questa sofferenza, invita anche noi a fare altrettanto. Del resto, ci aiuta la forza di Dio, « la sua grazia dataci in Cristo Gesù fin dall’eternità, ma che è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù », il quale ha vinto la morte facendo risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo. Ricevere la grazia vuol dire entrare in comunione con questa vita che risiede in Cristo. Ma a questa forza forse ci affidiamo troppo poco; eppure essa è tale che nessun ostacolo la può piegare.
Vangelo: Mt 17,1-9.
Nel racconto della Trasfigurazione sul Tabor di Matteo , Mosè ed Elia, la legge e i profeti convengono con Gesù, poiché ne sono stati la preparazione e l’attesa. Come Mosè, convocato da Dio, per ricevere la Legge è salito sul monte Sinai, dove « la gloria del Signore venne a dimorare e la nube lo coprì per sei giorni,…», così è ora: « Sei giorni dopo …», la professione di fede di Pietro, che lo riconosce come « il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16). Dopo l’annunzio della sua Passione, che scandalizzò gli apostoli (Mt 16 21) e le parole dette da Gesù che « il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo » Mt 16 27, sul Tabor, in Gesù trasfigurato, si rivela la gloria di Dio in tutto il suo splendore. Qui i tre apostoli, Pietro, Giacomo e Giovanni, saliti con Gesù, sono spettatori e testimoni della rivelazione della divinità di Gesù, finora celata dalla sua umanità. E se, da una parte, Gesù corregge le attese messianiche degli apostoli con l’annunzio della Passione, dall’altra preannunzia gli eventi pasquali con la trasfigurazione.
Anche la voce che proclama « Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo » (Mt 17,5), come era avvenuto nel Battesimo al Giordano, aiuta a comprendere la figura di Gesù come Figlio e Messia del Salmo 2, l’ amato come Isacco, in cui si compiace, come del Servo Sofferente di Isaia.
Mosè ed Elia, rappresentanti dell’Antico Testamento, indicano che in esso tutto è preannuncio della figura e dell’opera di Gesù: la Legge, la Profezia, il sacrificio di Isacco, la sofferenza del Servo di Dio e, quindi, la fede in lui deve affrontare lo scandalo della passione.
Gli apostoli, davanti all’evento della trasfigurazione, rimangono estasiati e non vorrebbero allontanarsene, ma la voce dice loro che più che guardarlo trasfigurato deve essere da loro ascoltato..
Poi Gesù, il Figlio di Dio, l’amato, colui nel quale abita e risuona la parola del Padre, resta solo e, insieme agli apostoli, scende dal monte per riportarli alla vita normale, quotidiana, luogo in cui bisogna ancora ascoltarlo e seguirlo, nell’obbedienza al Padre e nella sua sequela, affrontando i giorni della passione, condizione per giungere alla gloria.
I brevi momenti della trasfigurazione fanno comprendere un po’ il mistero di Gesù, abitualmente nascosto nella sua vita mortale e che la passione verrà ad oscurare ancora di più. Ma colui che vuole seguirlo non può vacillare davanti alla croce: è questo il servizio umile della sua morte con cui Gesù porterà a compimento il disegno di Dio, che lo ha mandato perché il mondo sia salvato. Questo tempo di Quaresima è, particolarmente, il « momento opportuno per lasciare che la Parola ci smuova, ci sfidi a scommettere la nostra vita in Dio e ci provochi ad avere fiducia nel futuro di salvezza , iniziato con la morte e la risurrezione di Cristo e che avrà il pieno compimento, anche per il credente, nella stessa gloria di Dio, preannunziata con la trasfigurazione di Gesù sul Tabor.
GUIDATI DALLA PAROLA, CONVERTIAMOCI AL SIGNORE.
26 FEBBRAIO – 1a DOMENICA DI QUARESIMA.
La Quaresima è un segno sacramentale della nostra conversione. I giorni e i riti che in essi celebriamo devono esprimere il nostro impegno a rivedere la vita e a confrontarla con le esigenze del Vangelo.
La Quaresima è un « tempo favorevole per la nostra salvezza ». Benché tutti i tempi sono portatori di grazia e siamo invitati ad attingere la redenzione della vita, in Quaresima le esortazioni diventano più pressanti e appassionate: la meditazione sui nostri comportamenti poco conformi alla Parola di Dio si fa più prolungata; la meditazione sulla passione e morte in croce di Cristo pone la Chiesa tutta davanti al suo Signore perché ne segua le orme; essere in ascolto attento della Parola di Dio conduce il credente ad accostarsi al mistero pasquale con più consapevolezza. Tutti questi giorni sono tutti un cammino verso la Pasqua di risurrezione, i cui misteri sono al centro dell’anno liturgico e al culmine della storia della salvezza.
Nella Colletta iniziale preghiamo dicendo: « O Dio, che conosci la fragilità della natura umana ferita dal peccato, concedi al tuo popolo di intraprendere con la forza della tua parola il cammino quaresimale, per vincere le tentazioni del maligno e giungere alla Pasqua rigenerato dello Spirito ».
Prima Lettura: Gn 2,7-9. 3,1-7.
Questo testo non è una narrazione storica, ma vi troviamo il perché del peccato che, fin dalle origini, induce l’uomo ad ogni forma di male, è il modello delle tentazioni che l’uomo sperimenta continuamente. E’ obbligo morale del- l’uomo superare questo limite che non bisogna accettare passivamente e pigramente: tutti siamo chiamati in quanto creature a ricercare il bene nostro e di tutto l’uomo, a perfezionarci e assolvere al compito di maturazione umana. Ma ci ritroviamo con un limite insuperabile che è costitutivo della creatura: quello di accettarsi nello stato di creatura e riconoscersi nella giusta relazione con Dio. Il desiderio di oltrepassare questo limite spinge l’uomo nel tentativo di equipararsi a Dio, di volersi sostituire a Lui. Le parole del serpente, il più astuto di tutte le bestie create: « E’ vero che Dio ha detto:” Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?”» sollecitano la donna che risponde al serpente dicendo: « Del frutto dell’albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: “ Non dovete mangiarne e non lo dovere toccare, altrimenti morirete”». Ma il serpente allora insiste nella tentazione, con parole più suadenti e più subdole, inculcando in Eva il sospetto che Dio abbia proibito di mangiare dell’albero della conoscenza del bene e del male non perché sarebbero morti, ma perché: « Dio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male ». Così a motivo del demonio e del consenso dell’uomo a tale suggestio- ne, l’uomo stesso diviene peccatore. Il peccato è un atto di diffidenza nei confronti di Dio, di autocompiacenza, di volontà di essere come Dio, misconoscendo la propria condizione di creatura. Invece di fare della creazione motivo di gioioso rendimento di grazie, l’uomo se ne accaparra, “avventandosi su di esse”, scrive sant’Agostino nelle Confessioni, come se ne fosse l’autore. Dio viene presentato come nemico della sua creatura. Così con la disobbedienza la relazione armonica e fiduciosa tra Dio e l’uomo viene sostituita da un atteggiamento di rivalsa contro Dio, che lo avrebbe ingannato malevolmente.
Il frutto diventa, così, appetibile sotto tutti gli aspetti e il mangiarlo avrebbe fatto superare il limite creaturale: cadere nella tentazione di mangiarlo non apporta certo in Adamo ed Eva la sazietà del loro desiderio. Così l’uomo si rivolge anche verso le altre creature di Dio non con il giusto rapporto di amministratore della creazione ma come padrone e possessore!
Il risultato è che l’uomo viene sì a conoscere, ma che cosa? La propria nudità, simbolo della propria miseria, che infonde rossore, timore e vergogna.. Ogni nostro peccato conferma e continua il primo peccato.
Ma ormai il pensiero del peccato deve’essere intimamente congiunto con quello della misericordia, cioè con quello della croce di Gesù, dove egli muore, per riportare l’uomo alla vita di figlio di Dio per il dono della grazia. Così Cristo, recuperando l’identità dell’uomo che ha disobbedito al creatore, con la sua obbedienza, da creatura lo rende figlio del Padre celeste e restaura un nuovo rapporto tra Dio e l’umanità.
Seconda Lettura: Rm 5,12-19.
Il cammino dell’uomo nelle vie del peccato inizia da Adamo, e porta nel mondo la morte. Tutti gli uomini, per propagazione, nascono con l’impronta di quella colpa originale e della sua conseguenza: la morte, che avrebbero evitato se non ci fosse stata la disobbedienza. Ma questo non è il destino vero e ultimo dell’uomo. Al peccato di disobbedienza di uno, cioè di Adamo, sopravviene, ben più potente ed efficace, l’obbedienza di Cristo, che compiendo la volontà del Padre celeste e sacrificandosi per noi ci ha meritato il perdono e la misericordia di Dio. Così « la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo si sono riversati in abbondanza su tutti ». Se per la ribellione del primo uomo è venuto il giudizio sul male e il peccato, e di conseguenza la condanna, invece per l’obbedienza del secondo, di Cristo Gesù, ci è venuto «il dono di grazia da molte cadute, ed è per la giustificazione », che ci permette di riaccostarci a Dio e ritornare, accogliendo il suo perdono, alla comunione con lui. « Se per la caduta di uno solo la morte ha regnato su tutti, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo » Nella vita dell’uomo deve sopravvenire, dopo la conseguenza del primo peccato e dei peccati personali che, purtroppo, intessono e disfanno la nostra vita, l’abbondanza della grazia e del perdono di Dio. In questi giorni dobbiamo quindi ricomprendere il significato della croce, sulla quale Gesù ci ha riscattato dal peccato e, riversando sul- l’umanità la giustificazione del Padre, ci ha ridato la vita di Dio..
Vangelo : Mt 4, 1-11.
Al contrario del primo Adamo, Gesù « Condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo » non si lascia suggestionare da Satana. Dopo il lungo digiuno di quaranta giorni, Gesù, sperimentando nella tentazione del diavolo il limite delle creature ( aver fame, mettere alla prova Dio correndo un rischio e adorare colui che promette potere e onori), forte della Parola di Dio e della preghiera, non si lascia vincere dal tentatore e ci insegna così che anche noi possiamo vincere le stesse tentazioni. Non cede come ha fatto Adamo e come ha fatto Israele lungo il suo peregrinare nel deserto.
Entrambi, Gesù e Satana si basano sulla Scrittura, il secondo per tentarlo alla disobbedienza e l’altro per respingerlo, interpretandola come criterio della sua relazione filiale.
Queste tentazioni del deserto sono, come tutta intera la sua esistenza, una continua messa alla prova fin sulla croce, su cui la sua obbedienza al Padre è confermata ed è sconfessata la disobbedienza dei progenitori. Così Gesù manifesta la sua conformità alla volontà salvifica del Padre riconciliando l’umanità disobbediente con la sua obbedienza sulla croce, dove appare spoglio di gloria e di potere: ma è quella la via misteriosa della salvezza del mondo.
In questa Quaresima da Cristo riceviamo la forza di vincere le tentazioni, piccolo e grandi che siano , poiché tutte si risolvono in quelle tre che Gesù ha decisamente superato per sé e per noi, dandocene un esempio..
QUARESIMA TEMPO DI RITORNARE AL SIGNORE.
QUARESIMA 2023
Il cammino della Quaresima è per il cristiano il tempo in cui bisogna riscoprire la vittoria della misericordia di Dio su ciò che l’uomo sperimenta di peccato e di male: un passaggio dalla schiavitù del peccato alla libertà, dalla sofferenza alla gioia e dalla morte alla vita.
Il gesto dell’imposizione delle ceneri, che ci ricorda come Dio ci ha tratti dalla polvere, dà inizio a questo cammino: Dio continuamente vuole dare, con il soffio del suo spirito, vitalità nuova all’uomo per togliergli l’asfissia soffocante dell’ egoismo, della superbia, delle meschinità, delle ambizioni e indifferenze, più o meno coscienti, che lo portano a vivere lontano da Dio e da rapporti fraterni con i suoi simili.
Dio invita ciascuno di noi ad affidarci alla sua divina misericordia, che largamente perdona le nostre colpe, a riprendere il cammino di ritorno all’amore di Dio e dei fratelli, come il figlio prodigo, e a sperare che nella casa del Padre possiamo essere di nuovo riportati alla dignità di suoi figli.
Dio ci invita a risorgere, dal fango della nostra storia di peccato, di trascuratezza del rapporto con Lui e con i fratelli, per rivestirci dei suoi sentimenti che ci ha manifestati mediante suo Figlio.
In questo tempo i gesti della nostra preghiera, della penitenza, della mortificazione dei nostri egoismi, del digiuno corporale e dai peccati, della nostra elemosina, dobbiamo viverli non per tranquillizzare la nostra coscienza, ma perché siano veramente un rinnovamento profondo e aperto a Dio e ai fratelli.
Questo tempo quaresimale, con l’invito che la Parola di Dio, oggi, ci rivolge alla conversione, deve prepararci a celebrare il mistero pasquale di passione, morte e risurrezione del Signore.
La Parola di Dio, del Ciclo A, ci fa ripercorrere il cammino catecumenale e le varie letture scandiscono le tappe di coloro che si preparano a ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana e che la comunità cristiana accompagna con l’esempio e la partecipazione attiva alla vita della Chiesa.
L’incontro di Gesù con la Samaritana, la storia del cieco nato, la risurrezione di Lazzaro, ci esortano a riscoprire la nostra chiamata battesimale e a riconsiderare i fondamenti della nostra vita di fede: la nostra rinascita battesimale, il camminare nella luce di Gesù e a risorgere con Lui dal peccato e camminare verso la definitiva risurrezione.
L’afflato penitenziale delle preghiere, dei salmi e di tutta la liturgia, deve farci aprire alla fiducia nella misericordia di Dio, alla pratica delle attività penitenziali, digiuno, preghiera ed elemosina, per vivere con costanza questo impegnativo percorso di ritorno al Signore.
Prima Lettura: Gl 2,12-18.
La quaresima è il tempo della conversione e del perdono. Certo tutti i giorni contengono l’invito e l’impegno per il ritorno al Signore « con tutto il cuore, con digiuni, con pianti ». Così come ogni tempo è ricco della misericordia e della benignità divina. Ma a partire da questo mercoledì , la Parola di Dio che « si muove a compassione » risuonerà più insistente, e anche salirà più fervida a Dio l’orazione, che è gemito e implorazione dei « sacerdoti , ministri del Signore » e di tutta la Chiesa con loro.
Seconda Lettura: 2 Cor 5,20-6,2.
Paolo si considera ambasciatore di Cristo e collaboratore di Dio nel proclamare che è giunto, ed è presente adesso, il tempo della salvezza, cioè della riconciliazione con Dio. E’ la riconciliazione compiuta da Gesù stesso, l’innocente che Dio ha trattato da « peccato in nostro favore, perché in lui noi potessimo diventare giustizia di Dio »: noi riceviamo la grazia della « giustizia di Dio », per i meriti del Signore.
Vangelo: Mt 6,1-6,16-18.
Le nostre opere di carità, le nostre preghiere, la nostra penitenza non devono essere proclamate all’esterno, perché siano ammirate e diventino morivo di lode per noi. Deve invece importare lo sguardo di Dio, che vede nel segreto, e la ricompensa che viene da lui. Diversamente, potremmo anche lavorare e impegnarci molto, ma sarebbe uno sciupio di tempo e di energie. In ogni azione buona, che compiamo non per vanità, ma per amore di Dio, c’è una dimensione di eternità, che non andrà mai perduta.
.Il Mercoledì delle Ceneri e il VENERDI’ SANTO sono giorni di digiuno e astinenza: digiuno per coloro che sono compresi tra i 18 e i 60 anni compiuti, ( si è dispensati per motivi di salute);astinenza dalle carni, per coloro che sono dai 14 in sù ( si è dispensati per motivi di salute). Anche i bambini possono essere abituati ad astenersi dalle carni in questo Tempo di Quaresima.
Tutti i VENERDI’ di Quaresima, si osservi l’astinenza dalle carni.
Si consiglia di meditare nei Venerdì di Quaresima la Passione di Gesù o eventualmente in altri giorni a seconda della propria disponibilità di tempo.
APPUNTAMENTI QUARESIMALI PARROCCHIALI
- Durante le celebrazioni quotidiane dell’Eucaristia vivremo brevi riflessioni sulla Parola di Dio del giorno.-
- Tutti i venerdì di Quaresima vivremo il pio esercizio della VIA CRUCIS, dopo la celebrazione dell’Eucaristia.
- Attraverso l’ANGOLO della CARITA’ potremo esprimere la nostra vicinanza alle famiglie in difficoltà.
- Attraverso i fogli domenicali di riflessione sulla Parola di Dio e gli Incontri con i genitori dei ragazzi dell’iniziazione cristiana delle varie classi, che saranno fatti le domeniche alle ore 16.30 con orario invernale e secondo il calendario che sarà approntato, ci prepareremo alla Santa Pasqua.
- La pratica giornaliera della preghiera in famiglia, con la meditazione del Salmo 102, qui riportata o altre preghiere, è una modalità che può aiutare a prepararsi alla prossima Pasqua.
1 Benedici il Signore, anima mia,
quanto è me benedica il suo nome.
2 Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.
3 Egli perdona tutte le tue colpe,*
guarisce tutte le tue malattie;
4 salva dalla fossa la tua vita,
ti corona di grazia e di misericordia;
5 egli sazia di beni i tuoi giorni *
e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.
6 Il Signore agisce con giustizia *
e con diritto verso tutti gli oppressi.
7 Ha rivelato a Mosè le sue vie, *
ai figli d'Israele le sue opere.
8 Buono e pietoso è il Signore, *
lento all'ira e grande nell'amore.
9 Egli non continua a contestare *
e non conserva per sempre il suo sdegno.
10 Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.
.11 Come il cielo è alto sulla terra, *
così è grande la sua misericordia
su quanti lo temono;
12 come dista l'oriente dall'occidente, *
così allontana da noi le nostre colpe.
13 Come un padre ha pietà dei suoi figli, *
così il Signore ha pietà di quanti lo temono.
14 Perché egli sa di che siamo plasmati, *
ricorda che noi siamo polvere.
15 Come l'erba sono i giorni dell'uomo, *
come il fiore del campo, così egli fiorisce.
16 Lo investe il vento e più non esiste *
e il suo posto non lo riconosce.
17 La grazia del Signore è da sempre, *
dura in eterno per quanti lo temono;
18 la sua giustizia per i figli dei figli, †
per quanti custodiscono la sua alleanza *
e ricordano di osservare i suoi precetti.
19 Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono *
e il suo regno abbraccia l'universo.
20 Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli, †
potenti esecutori dei suoi comandi, *
pronti alla voce della sua parola.
21 Benedite il Signore, voi tutte sue schiere, *
suoi ministri, che fate il suo volere.
22 Benedite il Signore, voi tutte opere sue, †
in ogni luogo del suo dominio. *
Benedici il Signore, anima mia.
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Ultimo aggiornamento (Martedì 21 Febbraio 2023 19:43)