





IL SIGNORE CI CIRCONDA DI BONTÀ E MISERICORDIA
19 FEBBRAIO-VII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (A)
La Domenica è il giorno in cui ascoltiamo la Parola di Dio che la liturgia proclama, e per questo siamo invitati ad essere presenti, puntuali e attenti. Ma questo non basta. Ponendo l’attenzione interiore alla voce dello Spirito, la lettura sacra risuona in noi. Occorre, allora, trovare in essa « ciò che è conforme alla volontà di Dio », per conoscere il disegno che Dio ha su di noi, per realizzarlo « nelle parole e nelle opere ». Gesù, in tutto questo ci è modello.
Nella seconda preghiera eucaristica proclamiamo: « per compiere la tua volontà (Padre santo) egli stese le braccia sulla croce ». L’Eucaristia che celebriamo ci riporta a questo atto di obbedienza di Gesù, in quanto siamo chiamati anche noi a continuare questa obbedienza. Nel Figlio, « spogliato e umiliato sulla croce », Dio ci ha rivelato « la forza dell’amore »: lì impariamo che cosa vuol dire amare Dio facendo la sua volontà e che cos’è « l’amore gratuito e universale». L’amore divino, che è gratuito ed esteso a tutti, diventa per noi il paradigma che dobbiamo realizzare nelle nostre relazioni d’amore verso amici e nemici, vicini e lontani. Questo amore anche se non potrà mai raggiungere l’intensità divina, sarà nella stessa logica rivelata nella croce del Signore. Ma se questo non avviene la Parola ascoltata risuona invano.
Nella Colletta preghiamo dicendo: « O Dio, che nel Vangelo del tuo Figlio hai rivelato la perfezione dell’amore, apri i nostri cuori all’azione dello Spirito, perché siano spezzate le catene della violenza e dell’odio, e il male sia vinto dal bene ».
Prima Lettura: Lv 19, 1-2.17-18.
Dio, per bocca di Mosè, dice al suo popolo di essere santo come lui è santo e, quindi, tutti coloro che appartengono al suo popolo non devonocovare nel proprio cuore odio verso i fratelli, né vendicarsi, né serbare rancore verso i figli del proprio popolo, e, se è necessario, bisogna rimproverare apertamente il prossimo, per non caricarsi di un peccato per lui. Ma « amerai il tuo prossimo come te stesso ». Sono già principi evangelici, norme di comportamento per il cristiano. Ma sappiamo che non sono facili da mettere in pratica. L’Eucaristia ce ne dà la forza, perché in essa è presente la carità di Cristo per tutti gli uomini.
Seconda Lettura : 1 Cor 3,16-23.
Paolo ricorda ai Corinzi che, essendo tempio di Dio e lo Spirito di Dio abita in loro, non devono distruggersi vicendevolmente, perché il tempio che essi costituiscono è santo. Li esorta a non illudersi pensando di credersi sapienti con la mentalità del mondo e, poiché Dio reputa stoltezza la sapienza del mondo, si facciano «stolti» per questo mondo, per diventare «sapienti » davanti a Dio. Sta scritto infatti: « Egli fa cadere i sapienti per mezzo della loro astuzia » e ancora « Il Signore sa che i progetti dei sapienti sono vani ». Li esorta infine a non porre il loro vanto negli uomini, perché, sia Paolo, che Apollo, Cefa, il mondo, la vita, la morte, il presente e il futuro è di loro ed essi sono di Cristo e Cristo è di Dio.
Nella teologia di Paolo è importante ritenere che nei credenti, che hanno lo Spirito di Cristo, che sono tempio di Dio, vi abita Dio. Il peccato è quindi una profanazione del tempio vivente che siamo noi. Ancora. Non dobbiamo vantarci della nostra sapienza, ma riporre in Dio tutti i motivi del nostro vanto. A Dio appartiene tutto e lui solo dobbiamo servire. Non gli deve essere preferita nessuna persona e nessuna cosa. Così come nulla deve intralciare il nostro rapporto con lui. Noi apparteniamo a Cristo e Cristo appartiene a Dio. Su questo si fonda la nostra libertà. Siamo solo servi di Dio.
Vangelo: Mt 5,38-48.
Gesù, parlando ai suoi discepoli, mette in confronto quello che era la mentalità corrente, come: “ Occhio per occhio e dente per dente “,e ciò che egli vuole dai suoi discepoli: di non opporsi al malvagio, di porgere l’altra guancia a colui che dà uno schiaffo, di dare anche il mantello a chi vuole portare in tribunale, a fare due miglia con colui che vuole costringere a farne uno, a non voltare le spalle a chi chiede o desidera un prestito.
Se è stato detto: “ Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Gesù dice di amare i nemici e pregare per quelli che perseguitano, così da essere figli del Padre celeste che fa sorgere il sole sia sui giusti che sugli ingiusti. Se si “ amano quelli che ci amano “ quale ricompensa si potrebbe avere? Fanno la stessa cosa anche i pubblicani. E se si “dà il saluto soltanto ai propri fratelli “, che si fa di straordinario?. Lo fanno anche i pagani.
Esorta infine tutti ad essere perfetti come è perfetto il Padre nostro celeste.
Gesù quindi va oltre ciò che già era affermato nel Vecchio Testamento a proposito dell’amore al prossimo. Bisogna amare anche i propri nemici e questo comportamento distingue i suoi discepoli da chi non vuole esserlo. Si tratta di imitare la benevolenza che il Padre celeste ha per i giusti e gli ingiusti, per poter passare sopra tante cose e non ragionare con puntigliosa giustizia, perché diversamente non si potrebbe avere quella carità che ci fa avvicinare all’amore di Dio e il troppo rigore, che non tollera nulla, ci fa tradire le istanze profonde e divine del Vangelo rendendoci infedeli.
Essere discepoli di Gesù significa “ seguirlo, divenendo capaci come lui di dare la nostra vita per tutti coloro che incontriamo nel nostro cammino. La nostra vita non può prescindere dal realizzare l’amore al nostro prossimo come quello che dobbiamo avere per noi. Un appello concreto che ci interpella ogni giorno.
Tendere alla perfezione, per quanto sia possibile all’uomo con la forza dello Spirito di Dio, è un impegno che Gesù chiede a chi vuole essere suo discepolo.
Il Mercoledì delle Ceneri é giorno di digiuno e astinenza: digiuno per coloro che sono compresi tra i 18 e i 60 anni compiuti, ( si è dispensati per motivi di salute);astinenza dalle carni, per coloro che sono dai 14 in sù ( si è dispensati per motivi di salute). Anche i bambini possono essere abituati ad astenersi dalle carni in questo Tempo di Quaresima.
IL 22 FEBBRAIO, MERCOLEDÌ DELLE CENERI, LA SOLENNE CELEBRAZIONE DELLE
CENERI SARÀ CELEBRATA ALLE ORE 19.00
VA' PRIMA A RICONCILIARTI CON IL TUO FRATELLO.
12 FEBBRAIO - VI DOMENICA
DEL TEMPO ORDINARIO.(A)
La giustizia di Dio e l’amore al prossimo.
La Domenica, facendo memoria della Pasqua del Signore, che ci dona con il suo Spirito il suo Corpo e il suo Sangue, esprimiamo il nostro amore per lui.
Divenuti allora con lui una sola cosa, fondati su di lui «pietra angolare» per formare un solo «tempio », con cuore retto e sincero, dobbiamo anche ascoltare la sua Parola e scegliere di vivere liberamente, per una adesione di amore, mettendoci, fedeli alla sua volontà, a servizio del suo progetto.
La carità che, come ci insegna Gesù, ci fa superare l’osservanza formale della legge, richiede un’adesione interiore.
Nella Colletta della Messa di oggi preghiamo: « O Dio, che hai rivelato la pienezza della legge nel comandamento dell’amore, dona al tuo popolo di conoscere le profondità della sapienza e della giustizia, per entrare nel tuo regno di riconciliazione e di pace ».
Prima Lettura: Sir 15,15-20.
Il Siracide invita tutti, con una scelta di libertà, ad osservare i comandamenti del Signore, i quali custodiranno chi ha fiducia nel Signore, che pone davanti agli uomini « la vita e la morte, il bene e il male ed ad ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà ». Il Signore, « forte e potente », vede ogni cosa e, conosce ogni opera degli uomini: « i suoi occhi sono su coloro che lo temono. A nessuno ha comandato di essere empio e a nessuno ha dato il permesso di peccare ».
L’uomo, che Dio ha dotato di libertà, ha la capacità di scegliere ed essere responsabile delle proprie azioni e può, purtroppo, usare male questa meravigliosa facoltà usandola in modo sbagliato. L’uomo con l’aiuto della grazia di Cristo, dono del suo Spirito, è corroborato a scegliere il bene. Ogni scelta sbagliata, allora, più che esaltare la nostra libertà la rende più debole e, pur vedendo il male che dovremmo evitare, siamo spinti a compierlo. Se anche l’ambiente, la società, le situazioni, su cui scarichiamo le nostre responsabilità, influenzano le nostre scelte e di queste siamo, per la nostra parte, responsabili.
Seconda Lettura: 1 Cor 2,6-10.
San Paolo, scrivendo ai Corinti, esorta coloro che vogliono essere perfetti in Cristo a ricercare la sapienza divina, che non è quella di questo mondo né dei dominatori di questo mondo. Il cristiano deve ricercare e parlare del mistero della sapienza di Dio, che è rimasta nascosta, ma stabilita prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla, perché altrimenti non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Ancora, Paolo, citando le Scritture, dice che ciò che occhio non ha visto, né orecchio ha udito e che mai entrarono in cuore di uomo, Dio le ha preparate per coloro che lo amano. Continua infine dicendo che Dio, agli apostoli e a lui, « le ha rivelate per mezzo lo Spirito », che conosce « bene ogni cosa, anche le profondità di Dio».
Dio ha manifestato la sua sapienza attraverso la croce del suo Figlio, il quale, per la sua obbedienza al Padre, ha reso vana la sapienza del mondo e il potere dei dominatori di questo mondo. Ma per conoscere e accogliere la sapienza della croce e lo stile di Dio bisogna essere attratti dal Signore crocifisso come ha detto Gesù: « Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me »(Gv 12,32) e « Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me » ( Gv 14,6 ). L’umiltà e l’obbedienza a Dio, che ci fanno imitare Gesù, sono il segreto che hanno vissuto i santi, i quali, già nella gloria del Signore, godono di «quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo », perché non si possono descrivere e rappresentare con discorsi o immagini terrene e sono cose di là da qualsiasi esperienza di quaggiù.
Vangelo: Mt 5,17-37.
Nel lungo discorso della montagna del Vangelo di Matteo Gesù dice di non essere venuto per abolire la Legge o i profeti, ma a dare compimento e che nessuna parte, anche minuscola di esse passerà. Ancora: Chi avrà trasgredito o insegnato qualcosa di diverso sarà considerato minimo nel regno dei cieli, mentre chi li avrà osservato e insegnato sarà grande nel regno dei cieli. Esorta a praticare la giustizia, che non bisogna vivere in modo farisaico e esteriore, ma dovrà superare quella degli scribi e dei farisei, se si vuole entrare nel regno dei cieli. Specificatamente dice che se è stato detto di non uccidere, egli aggiunge che anche chiunque si adira con il proprio fratello o chi gli dice “Stupido” si sarà sottoposto al giudizio e se gli dice anche semplicemente “Pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geènna.
Esorta a riconciliarsi con il fratello con cui si ha qualche dissidio prima di offrire il proprio dono all’altare, a mettersi d’accordo con il proprio avversario prima di arrivare davanti al giudice e rischiare di essere messo in prigione, a non commettere adulterio, perché anche solo a guardare una donna e desiderarla si commette adulterio nel proprio cuore.
Ancora: a cavarsi un occhio o tagliarsi una mano se queste membra dovessero essere occasione di scandalo, perché conviene perdere un membro del proprio corpo che finire integri nella Geènna. A non ripudiare la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, per non esporla all’adulterio o a non sposare una ripudiata per non commettere adulterio.
In ultimo dice che se è stato detto di non giurare il falso, ma ad adempiere i propri giuramenti al Signore, egli dice:« Non giurate affatto, né per il cielo, che è il trono di Dio, né per la terra, che è sgabello dei suoi piedi, né per Gerusalemme, perché è la città del grande Re. Non giurate neppure per la vostra testa, perché non hai il potere di rendere bianco o nero un solo capello. Sia invece il vostro parlare “sì, sì”, “no, no”; il di più viene dal Maligno ».
La nostra vita non può prescindere dal realizzare l’amore al nostro prossimo come quello che dobbiamo avere per noi. Un appello concreto che ci interpella ogni giorno.
Ci potremmo chiedere: « Ma Gesù ha sempre realizzato quello che ha insegnato? ». Certo è che quando veniva schiaffeggiato e percosso il Vangelo di Matteo non ci riferisce alcuna reazione. In Giovanni è scritto che Gesù non reagisce alla violenza con la violenza, ma solo chiede ragione del perché viene schiaffeggiato e percosso.
Davanti alla “ legge del taglione ” che, secondo il codice di Hammurabi, recepito dal V.T., consentiva all’offeso, per limitare l’istinto di vendetta moderandolo, di poter applicare un principio di reciprocità come rivalsa per l’offesa, così da applicare una pena proporzionata alla colpa, Gesù richiede un atteggiamento ulteriore con il suo « Ma io vi dico …». Egli indica la via della non violenza e della non resistenza ai malvagi, non per coprire le cattiverie altrui, ma per rendere consapevole il malvagio del suo errore e invogliarlo ad un percorso di conversione e di riconciliazione.
La specificità, allora, della vita cristiana, rispetto alla logica del mondo e alla prassi del taglione, è l’amore anche per i propri nemici. Gesù non abolisce la Torah, ma la interpreta ponendo il comandamento dell’amore come principio di comprensione e di completamento di essa. L’amore illimitato e incondizionato deve diventare prassi della vita dei suoi discepoli, così come agisce il Padre celeste, che « fa sorgere il sole sui cattivi e sui buoni e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti ».
L’ « Amerai il prossimo come te stesso », Gesù lo pone alla stregua dell’amore a Dio e a se stessi, come dice al giovane ricco. Come anche l’« odierai il tuo nemico », che non è testo biblico, ma interpretazione tradizionale, Gesù intende correggerlo e purificarlo. Il giudaismo però si chiedeva, come fece lo scriba con Gesù, chi bisognava considerare come prossimo e Gesù, con la parabola del buon Samaritano, chiarisce chi deve essere considerato come prossimo, anche il proprio nemico. Nel discorso della montagna, d’altra parte, Gesù aveva già incluso nella categoria di prossimo, anche il nemico.
Spesso ci chiediamo: “ Come possiamo amare colui che pone delle ostilità nei nostri confronti? ”. L’amore che, contrariamente a quanto si ritiene, è cosa naturale se amiamo quelli che ci amano, se lo intendiamo come fa Gesù, non è naturale. Esso deve essere innanzitutto frutto di autoeducazione e richiede, come prima cosa, un processo di conversione intellettuale, per cui non bisogna rappresentarsi come nemico colui che ci è ostile o avversario fin che non pone gesti oggettivi di inimicizia ; poi bisogna far seguire la conversione spirituale, che è una scelta fondamentale per il cristiano radicata sulla misericordia di Dio, poiché, essendo tutti peccatori, siamo nemici di Dio e, come Dio ci ha perdonato, dobbiamo fare anche noi con i nostri debitori. Dall’esperienza dell’amore di Dio per noi, donatoci gratuitamente, dobbiamo imparare a vivere le nostre relazioni con i fratelli e con ogni uomo. Ancora.
Da Gesù, che ci esorta a « pregare per quelli chi ci perseguitano », impariamo a vedere con gli occhi di Dio coloro che ci perseguitano, andando così oltre le situazioni di conflitto e realizzando nella nostra prassi la misericordia divina, per cui imitiamo il Padre celeste se vogliamo essere perfetti come è lui. Questo è il di più che Gesù ci chiede se vogliamo essere figli di Dio, operatori di pace e suoi discepoli .
Se questo non avviene la Parola risuona invano: la voce dello Spirito si ferma sulla soglia della nostra vita fin che non entra a rinnovare le nostre scelte. E facciamo attenzione che la voce dello Spirito richiede silenzio interiore, raccoglimento, orazione, contro il rischio di parlare troppo noi. Dio non è mai chiassoso.
GESÙ É LA LUCE DEL MONDO, I SUOI DISCEPOLI DEVONO ESSERE LUCE E SALE DEL MONDO.
5 FEBBRAIO-V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO.(A)
Cristo, luce del mondo, ci illumina e chiede di essere luce.
Nello spirito delle Beatitudini, che sono la via più viva e credibile dell’annunzio del Vangelo, la Chiesa non è chiamata ad essere potente, ad avere successo, ma a seguire la logica di Dio e, poiché i criteri del mondo non sono quelli del Regno di Dio, può essere osteggiata e anche perseguitata. Certo, la marginalità, l’essere osteggiati, perseguitati può mettere in crisi la fede e la speranza, ma le parole di Gesù del vangelo di oggi vogliono essere di incoraggiamento a non venir meno nell’impegno di essere sale e luce nel mondo.
Identità e missione.
Gesù, rivolgendosi a coloro che vogliono seguirlo, dice: « Voi siete il sale della terra… siete la luce del mondo…» e chiede che l’ “ identità ” che devono avere non esprime tanto un desiderio o osservare un precetto morale. Questa identità è però frutto della grazia, che opera per la potenza dello Spirito Santo nel nostro cuore.
Nella Colletta iniziale dell’Eucaristia di oggi preghiamo dicendo: « O Dio, che fai risplendere la tua gloria nelle opere di giustizia e di carità, dona alla tua Chiese di essere luce del mondo e sale della terra, per testimoniare con la vita la potenza di Cristo crocifisso e risorto ».
Prima Lettura: Is 58, 7-10.
La vita religiosa, che il cristiano deve vivere, non può essere, secondo l’insegnamento che viene dal brano di Isaia che la liturgia oggi ci fa a- scoltare e che Gesù fortemente richiama, una pratica cultuale sganciata da una vita di « fede ardente e da una instancabile carità » Si rende culto a Dio non attraverso delle pratiche solo esteriori, come digiuni, preghiere o altro, per assolvere ad un precetto. Chi divide il pane con il prossimo che ha fame, chi veste l’ignudo senza trascurare i propri cari, chi ha spirito di comprensione e di perdono, trova il Signore, incontra la sua misericordia, « la tua luce sorgerà come l’aurora, davanti a te camminerà la tua giustizia, la gloria del Signore ti seguirà ». Allora quando si invocherà il Signore e si implorerà il suo aiuto egli dirà: « Eccomi ! ». Il profeta ancora continua esortando : « Se toglierai di mezzo a te l’oppressione, il puntare il dito e il parlare empio…, se sazierai l’afflitto di cuore » si avrà il cuore illuminato dalla luce divina e le proprie tenebre si diraderanno. La preghiera che salga da un animo duro, aspro, impietoso non è ascoltata da Dio. La domenica è anche il giorno della carità fraterna. Se no, non è nemmeno il giorno del Signore.
Seconda Lettura: 1 Cor 2, 1-5.
Paolo dice ai Corinti che la sua predicazione è stato Gesù Cristo crocifisso e non mostrare loro la sua bravura nel parlare, la sua sapienza. Egli si è presentato a loro « nella debolezza e con molto timore e trepidazione» Egli sostiene che chi ha prodotto la conversione del loro cuore è stato la mani- festazione dello Spirito Santo e la potenza di Dio, perché su questa fosse fondata la loro fede. E’ sempre così: non le belle prediche, ma la grazia apre il cuore. La preghiera per la conversione degli uomini è certamente necessaria per impetrare da Dio che sia lui ad aprire il cuore all’accoglienza del messaggio della salvezza. Possiamo meritare per noi e per gli uomini la conversione se ci stacchiamo dalle belle parole che accontentano l’orecchio ma non cambiano la nostra vita.
Vangelo: Mt 5, 13-16.
I discepoli di Gesù, uomini come tutti gli altri, vivono e operano in mezzo al mondo; eppure ciò che li distingue dagli altri è la loro fede e la loro carità, che li rendono sale e luce del mondo. Questa, se da una parte è una identità nuova, è anche la nostra missione, poiché Dio agisce nella storia attraverso le nostre scelte quotidiane. Il sale dà sapore, rende gradevole il cibo. Così deve essere un cristiano: capace di conferire il vero sapore della sapienza, dono dello Spirito di Dio. Testimoniare questa sapienza è la missione che il Signore ci affida, anche quando essa è osteggiata ed estranea alla logica del mondo. Dio, come dice Gesù, ci dona la sua forza e quando siamo sfiduciati, demotivati e stanchi, rivolgiamoci a lui per avere nuova gioia e nuova forza.
Gesù, ancora, attraverso la metafora della luce, si proclama Luce del mondo, che rivela le cose nella luce di Dio e indica all’uomo il cammino da seguire, illuminato dalla giusta luce divina. Anche il popolo di Israele, vivendo la vera fede, avrebbe dovuto essere luce, così come noi che, vivendo le Beatitudini, siamo luce se e nella misura in cui partecipiamo della luce di Cristo, da cui deriva la nostra missione profetica, affidata a tutti i credenti in lui, di illuminare tutta l’umanità.
Richiamando anche la necessità del buon esempio delle opere con l’immagine della luce, si noti, che Gesù parla della glorificazione del Padre. Esse infatti sono come il segno della presenza di Dio in mezzo agli uomini e, nella loro storia, non devono essere solo espressione di religiosità sterile e ipocrita. Chi fa il bene rende presente Dio e conduce a lui.
Identità cristiana: incarnazione della Parola e missione.
Il sale della sapienza evangelica e la luce che deve risplendere devono esprimere l’identità cristiana per continuare il mandato profetico che Gesù assegna ai suoi discepoli e alla sua Chiesa. La Parola di Dio, efficace nella testimonianza dell’apostolo e nel cuore di chi riceve l’annuncio, ha la priorità. Essa, seminata da Dio nel cuore degli uomini, se da una parte deve essere contemplata e testimoniata da chi l’annunzia, dall’altra deve portare alla missione, cosicché venga incarnata non come mera propaganda ma come realizzazione del regno di Dio anche in chi l’accoglie.
Paolo, nel riconoscere la propria debolezza, fa affidamento alla potenza della Parola e assume la logica della croce, ritenendo di « non sapere altro in mezzo ai Corinzi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso » (1 Cor 2,2).
La missione, animata dalla contemplazione, rende testimoni e si diventa credibili se si vive nella propria esperienza di vita, con le parole e le opere, ciò che si è visto e si annunzia, per cui sant’ Ignazio d’Antiochia diceva scrivendo agli Efesini: « E’ meglio essere cristiano senza dirlo, che professarlo senza esserlo ».
BEATI VOI! SEGUENDO E IMITANDO IL SIGNORE POSSIAMO FIN DA ORA VIVERE LA GIOIA PROMESSA.
29 GENNAIO-IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO(A)
La Domenica, giorno del Signore, ci raduniamo per esprimere la nostra adorazione, il ringraziamento e la lode a Dio e per celebrare il banchetto in cui il Signore si dona con il suo Corpo e il suo Sangue, in cibo di comunione con lui e tra noi. Tutto questo non deve essere vissuto con segni solo esteriori ma viverlo con l’intimo del cuore e con tutta l’anima. Deve essere anche un impegno di amare i fratelli nella realtà di Cristo, che dona la sua vita per noi, e ci insegna a fare altrettanto per i fratelli.
Nella Colletta iniziale preghiamo dicendo: « O Dio, che hai promesso ai poveri e agli umili la gioia del tuo regno, dona alla tua Chiesa di seguire con fiducia il suo Maestro e Signore sulla via delle beatitudini evangeliche ».
Prima Lettura: Sof 2,3; 3,12-13.
Il profeta Sofonia esorta tutti i poveri della terra a cercare il Signore, ad eseguire i suoi ordini, cercando la giustizia, l’umiltà, per essere « trovati nel giorno dell’ira del Signore al riparo ». Nel suo popolo il Signore lascerà un « resto » che sarà un popolo umile e povero, che confiderà nel suo nome, non opererà iniquità e non profetizzerà menzogne, la sua lingua non sarà fraudolenta e potrà vivere tranquillo senza che nessuno lo molesti. Gli umili e i poveri che confidano nel Signore troveranno in lui rifugio, perché il Signore rende giustizia agli oppressi, dà il pane agli affamati e libera i prigionieri; ri- dona la vista a chi è cieco, rialza chi è caduto, ama i giusti e protegge i fore- stieri; sostiene l’orfano e la vedova, sconvolge le vie dei malvagi perché egli dura per sempre di generazione e generazione, come ci fa riflettere il Salmo 145 che la liturgia della Parola oggi ci fa pregare.
Seconda Lettura: 1 Cor 1,26-31.
San Paolo, scrivendo ai Corinti, ricorda di considerare la chiamata che Dio ha fatto loro e che tra essi non ci sono molti sapienti, dal punto di vista umano, né molti potenti, né molti nobili. Dio infatti ha scelto quello che è stolto per il mondo per confondere i potenti e quello che è debole per confondere i forti; quello che è ignobile, disprezzato e nulla lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, cosicché nessuno può vantarsi di fronte a Dio per ciò che da lui, con lui e per lui viene realizzato. Continua dicendo che è grazie a Dio che si è in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per i credenti sapienza, giustizia, santificazione e redenzione. Così chi vuol vantarsi, si vanti nel Signore. Davanti al giudizio di Dio la potenza, la nobiltà, la cultura, la sapienza del mondo, a nulla valgono per la nostra salvezza, se non sono vissute secondo la modalità e la logica di Dio Padre e di Gesù Cristo, suo Figlio, che è venuto nella nullità della carne e nell’obbedienza della croce per realizzare la salvezza dell’uomo. Nessuno può quindi vantarsi di qualche proprio merito e tutti siamo racchiusi nella misericordia di Dio. Egli ha redento il mondo per mezzo del sacrificio del Figlio sulla croce, ritenuta stoltezza, debolezza e ignobile dalla mentalità del mondo. Dalla povertà di Cristo, che da ricco che era nella condizione divina si è fatto povero per noi, e dalla sua umiltà, essendosi umiliato, l’uomo è stato redento. Davanti a tanto esempio le nostre pretese o vanità perdono certamente la loro valenza mondana.
Vangelo: Mt 5,1-12.
Le beatitudini che Gesù proclama sono un cammino opposto alla logica e alla mentalità del mondo. Solitamente il mondo considera beati coloro che sono ricchi nella materialità dei beni e non hanno problemi di sorta, coloro che godono sulla terra e fanno valere i propri diritti con astuzia e sotterfugi o con prepotenza. Gesù esalta la povertà e il distacco dai beni terreni, riportandoli al loro giusto valore di mezzo, da utilizzarsi non egoisticamente solo per sé ma a servizio dei fratelli; la mitezza che conquista i cuori e bandisce ogni forma di violenza e sopraffazione; la misericordia nel perdonare anche ai propri nemici e a eventuali persecutori a motivo della fede; la sete di giustizia di cui si sarà saziati; la pazienza nelle sofferenze e nel pianto in cui si sarà consolati; la purezza e la limpidezza del cuore per cui si vedrà facilmente Dio; l’essere operatori di pace per potersi chiamare ed essere figli di Dio; il sopportare persecuzione o ogni forma di male per causa di Cristo e ralle- grarsene perché grande sarà la ricompensa nei cieli. Il credere e realizzare questo capovolgimento di mentalità richiede coraggio e vi si riesce se si è motivati da una forte e costante fede e dall’abbandono nelle mani del Signore. Il percorrere questa strada evangelica fa sperimentare fin da questa terra la beatitudine, la serenità, la gioia e la pace, che certamente saranno pienamente date nella visione beata del regno dei cieli.
29 GENNAIO : GIORNATA MONDIALE DEI MALATI TI LEBBRA.
2 FEBBRAIO: FESTA DELLA PRESENTAZIONE DI GESÙ AL TEMPIO (LA CANDELORA)
- GIORNATA MONDIALE DELLA VITA CONSACRATA.
- LA SANTA MESSA SARÀ CELEBRATA ALLE ORE 18.30
GESÙ CERCA OPERAI PER IL SUO REGNO DI LUCE.
Ù22 GENNAIO – III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO.(Anno A).
Cristo, luce che risplende nelle tenebre.
Dalla Galilea Gesù inizia la sua predicazione e la conclude inviando i suoi discepoli perché annunzino in tutto il mondo la Buona Novella. Nella Galilea dei gentili inizia a risplendere la luce di Cristo. Egli inizia solennemente il suo ministero dicendo: « Convertitevi , perché il regno dei cieli è vicino », così come aveva fatto Giovanni al Giordano, che chiamava i giudei a conversione e come faranno gli apostoli continuando l’opera di Gesù. Se vi è continuità tra l’annunzio di Giovanni e quello della Chiesa, vi è differenza tra i due: il primo precorre, il secondo è in continuazione con quello di Cristo.
Giovanni svolge la sua predicazione nel deserto della Giudea, in austerità e pratica un battesimo di penitenza e di conversione; Gesù, nella Galilea pone l’accento sulla conversione in vista del regno dei cieli che è vicino.
La Galilea, terra di facile occupazione straniera, abitata da popoli diversi e con diverse religioni, ebrei, ebrei ellenizzanti, pagani, è una terra che ha sperimentato l’impurità e l’idolatria secondo il giudaismo ortodosso; terra simbolica, rappresentativa della vita dell’intera umanità, fatta di fedeltà e infedeltà, peccato e santità, amore e egoismo, grandezza e miseria. In questa terra, le cui genti « abitano nelle tenebre in regione e ombra di morte » inizia a risplendere la luce e l’opera di Cristo e anche da qui ha inizio il ministero della Chiesa, mandata da lui a predicare la salvezza a tutti i popoli (Mt 28,10; 16).
Natanaele si domandava, avendo sentito dire a due discepoli di aver incontrato il Messia, Gesù di Nazaret di Galilea, come anche si domandavano i Giudei: “ Da Nazaret può venire qualcosa di buono?”. Da qui può aver avuto inizio l’annunzio della Chiesa di Cristo, si chiedeva la mentalità giudaica? Invece, da questa terra disprezzata ha inizio il cammino della salvezza.
Gesù annunzia il regno di Dio: una regalità, quella che annunzia, fatta di misericordia, di salvezza e di speranza per l’umanità, perché Dio ama gli uomini e nel suo Figlio, che incarna questa regalità con le sue parole, i suoi gesti, la sua morte e risurrezione, raggiunge tutti gli uomini e li salva. La luce che Gesù porta con il suo Vangelo dona gioia e toglie, a chi vive tristemente, la mestizia. Il regno di Dio, annunziato, realizzato da Gesù e continuato dalla predicazione apostolica, deve tenere uniti i credenti in Cristo e non renderli divisi, come erano i Corinzi, a cui Paolo rimproverava la loro immaturità di fede. Purtroppo, nella Chiesa, sempre c’è stato e c’è il pericolo di divisioni, quando si perde di vista il centro della nostra identità di cristiani che è Cristo e non questo o quell’altro credente.
Riscoprire la centralità di Cristo e la gioia di partecipare alla realizzazione del regno di Dio ci fa rivivere nella nostra esistenza l’esperienza degli apostoli, che da pescatori, avendo incontrato Cristo, hanno lasciato tutto per seguirlo. Anche nel quotidiano della nostra vita, spesso grigia e annoiata, Cristo passa e ci chiama a seguirlo.
Andare dietro a Gesù, subito, come gli apostoli, significa cogliere l’urgenza del Regno e la necessità di una risposta che ci coinvolga per e con tutta la nostra vita.
Incontrato Cristo, come gli apostoli, è necessario mettere in atto una profonda conoscenza e relazione di intimità con lui, lasciandoci trasformare nella nostra esistenza, cosicché possiamo dire con Paolo che non siamo più noi che viviamo, ma è Cristo che vive in noi.
La domenica, giorno in cui si rinnova la gioia della Chiesa, essa ritrova il dono di Dio « sorgente inesauribile di vita nuova », cioè il Corpo e Sangue di Cristo. Anche l’uomo presenta una sua offerta, che è poi sempre grazia divina: sono il pane e il vino, che lo Spirito Santo consacra con la sua potenza divenendo « sacramento di salvezza ». Quando prendiamo parte al convito eucaristico la gioia del dono di Dio diventa in noi perfetta e, ricevuto il sacramento, quando lo traduciamo nella vita diventa allora « un segno di salvezza e di speranza », un’attuazione del regno di Dio nella nostra vita quotidiana.
Nella Colletta iniziale dell’Eucaristia preghiamo dicendo: « O Dio, che hai fondato la tua Chiesa sulla fede degli Apostoli, fa’ che le nostre comunità, illuminate dalla tua parola e unite nel vincolo del tuo amore, diventino segno di salvezza e di speranza per tutti coloro che dalle tenebre anelano alla luce ».
Prima Lettura : Is 8, 23-9,3.
Il profeta annunzia la liberazione e la gioia per la Galilea. Quello che Isaia ha preannunziato si è compiutamente avverato perché, non più su una sola regione, per un solo popolo ma su tutto il mondo, una grande luce hanno visto « coloro che abitavano in terra tenebrosa », immersi tutti nelle tenebre del peccato e schiavi sotto lo spirito del male: il mondo intero è stato liberato con la venuta di Gesù. Così anche noi, quando torniamo gioiosamente nella grazia del Signore, veniamo liberati dal peccato per il perdono di Dio, manifestatoci un Cristo, suo Figlio.
Seconda Lettura: 1 Cor 1,10-13.17.
Per la divisione dei fedeli della Chiesa di Corinto, poiché alcuni si richiamavano a Paolo, altri ad Apollo, e altri ancora a Pietro, l’apostolo sottolinea, forte della sua autorità e con fermezza, quanto siano assurde quelle divisioni e quelle discordie. Egli fa osservare innanzitutto, che Cristo è uno per tutti e poi, che non Paolo, Apollo, Pietro si sono sacrificati sulla croce, ma solo Cristo è stato crocifisso per tutti. Da ciò deriva che i cristiani, quindi, devono vivere « in perfetta unione di pensiero e di sentire ». Questa esortazione deve essere sempre tenuta presente nell’attualità di vita della Chiesa e delle varie comunità. Se pur ci sono sempre motivi di attrito e, spesso, le comunità cristiane vivono aspre lotte e contese, con grande scandalo per quelli che sono lontani dalla Chiesa, la ricerca e l’attuazione della comunione cristiana, sotto la guida della « luce di Gesù », deve essere sempre perseguita con costanza e perseveranza, per rendere credibile al mondo la fede e l’amore per Cristo Signore, Dobbiamo preferire il silenzio, il ritiro, piuttosto che incentivare queste divisioni che rendono esausta una comunità cristiana. La celebrazione ecumenica della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che stiamo celebrando, deve invogliare tutti i credenti nel Signore Gesù a perseguire, con spirito evangelico, la ricerca e l’attuazione dell’unità della Chiesa.
Vangelo : Mt 4,12-23.
L’Evangelista Matteo, riportando la profezia della prima lettura sulla luce che risplende dalla Galilea, ne vede la realizzazione nel ritorno, nel soggiorno in quella regione di Gesù: così, iniziando la sua opera messianica, la vera luce, la redenzione, la gioia diventano realtà.
In Galilea incomincia la predicazione della « buona novella », il Vangelo, annunzio che infonde gioia nel cuore; dalla Galilea Gesù incomincia a compiere i segni che rendono visibile il regno di Dio, che è poi Gesù stesso.
Dalla Galilea Gesù inizia a chiamare i primi discepoli intorno a sé: Pietro, Giacomo, Giovanni, pescatori che dal mare di Galilea verranno inviati nel mondo intero, per essere pescatori di uomini.
L’Evangelista Matteo puntualizza la prontezza con cui i primo discepoli rispondono alla chiamata. Se il Signore chiama non si devono accampare scuse o ammettere ritardi.